“Bella ciao” è andata oltre gli sbarramenti – SLUM

E dopo la Meloni, il ritorno del Cavaliere Oscuro. No, dai, era solo Salvini, e per essere solo Salvini devo dire che la scorta era notevole. Già dalle 13:00 tutti gli imbocchi delle strade che collegavano a Via delle Galere, dove vi è il centro Diocesano in cui è stato gentilmente accolto da Don Placido, erano completamente sbarrate. Questo mi ha colpito non solo per il numero di caschi blu e verdi che si dividevano per file davanti ai manifestanti, ma soprattutto per la morìa dei piccoli ristoranti e negozi, i quali, ovviamente, avevano le saracinesche abbassate.

Strade chiuse, porte sbarrate e spero crocifissi coperti davanti a tale spettacolo, mentre una folla pian piano cresceva e si compattava vicino al Palazzo della Provincia con una bella musica di sottofondo – e il primo brano che risuonava dalle casse era “bella ciao”. Gira voce che qualcuno delle forze dell’ordine abbiamo fatto il gesto del “ti faccio un culo così” ad un gruppo di ragazzi, non posso confermarlo ma di certo posso dire che diversi di noi hanno pensato che tutti quei poliziotti si fossero schierati per provocare la rabbia di chi non si sente rappresentato dalla giustizia. La situazione, in verità, rispetto alla police non si è rivelata pericolosa, tanto che nella marcia e nelle prime file c’era anche qualche bimbo. Ci è andata meglio che a Pisa, insomma.

All’inizio eravamo davanti allo sbocco di Via della Madonna, e uno striscione ci ricordava di quando Livorno si cominciò ad attrezzare per l’antirazzismo con le Leggi Livornine del 1591. Una voce che riecheggiava in un microfono ci parlava di Livorno come l’unica città che non ha mai accettato ghetti, eppure vittima di un sistema che colpisce tutti, quello in cui non s’arriva a fine mese, in cui i più elementari diritti ci vengono soffiati e poi dimenticati nei deliri di partiti irresponsabili e xenofobi.

Sarà che Matteo Salvini ama far le cose in maniera più sottile, o sarà che sa di non avere la stessa classe della collega che si è pulita a dita nude lo sputo sulla guancia, precisa e stoica, fatto sta che è rimasto dentro la diocesi e noi ce ne siamo andati dopo ore di manifestazione, più o meno alle 17:00. Canzoni antifasciste, musicisti coi loro strumenti, slogan e pugni chiusi, nonché qualche “puppa” e il tormentone “Salvini – fascista – Livorno non ti vuole!”.

Purtroppo il parroco l’ha voluto. Sembrava di riannusare la DC, un paese laico in cui un prete accoglie un politico e lo coccola regalandogli uno spazio al chiuso. I cattolici nel corteo erano più che indignati. Oltre ad aver ignorato totalmente quali sono i principi di laicità di questo paese, quest’uomo di chiesa ha messo da parte non solo la questione etica, ma il suo pane quotidiano: Gesù (pbsdl). Nella città della Madonnina di Montenero, per giunta. Chissà se il nostro Profeta Isa (Gesù) anche stavolta avrebbe ribaltato i tavoli davanti ai ladroni.

Io reggevo il cartello arcobaleno “Allah loves equality” e saltellavo qua e là col mio abaya nero, accanto avevo tanta, ma tanta gente di ogni provenienza. “Mamma mia se lo sapevamo venivamo anche noi!” mi hanno detto poi delle donne nordafricane. Come nel quartiere Garibaldi anche stavolta fattezze e storie diverse erano condensate in una meravigliosa unità in protesta contro l’odio e la divisione. Il tutto, per rendere l’immagine adrenalinica anche un po’ romantica, incorniciato da una pioggia fine fine e incostante.

Il messaggio è passato anche stavolta: Livorno vuole essere antifascista. Ma che ne sa Matteo Salvini della commistione di mille identità che sono a Livorno, ma che ne sa di avere un’etica incorruttibile, che ne sanno i tre gatti che erano lì con lui insultare i messaggi evangelici.

Ve lo garantisco, l’umanità non è ancora morta.

Sveva Basîrah

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