Meya Meya Festival, la danza orientale per tutt* in Toscana e due chiacchiere con Nada Al Basha – SLUM

Chi ha praticato o pratica la danza orientale o ha potuto conoscerla attraverso appassionat* danzatrici e danzatori di certo adorerà questa novità. Finalmente in Toscana un grande evento sulla danza orientale e, in particolare, egiziana, che si avvarrà della conoscenza, della creatività e della professionalità di artisti italiani ed internazionali. La prima edizione si svolgerà il 22-23-24 giugno 2018 a Livorno, tra le colline e il mare!, e in programma ha una giornata di open stage per solist* e/o gruppi che vorranno esibirsi, una serata gala show in cui gli/le ospiti delizieranno il pubblico locandinacon il loro talento e infine… una competition con dei super premi in palio.
L’ideatrice e l’organizzatrice del Meya Meya Festival (anche su fb a questo indirizzo) è la danzatrice e insegnante italo-egiziana Nada Al Basha, ben conosciuta sul nostro territorio e sul territorio internazionale, già insegnante del Festival Ahlan Wa Sahlan del Cairo e direttrice della compagnia di danza orientale Karabà in Toscana. Tra gli/le ospiti grandi artist* come il danzatore egiziano Ibrahim El Suezi, la danzatrice italiana Simona Minisini, il danzatore italo-tunisino Al Escandar Alex e la danzatrice giapponese e egiziana Hana El Ganainy.
Noi di Slum abbiamo intervistato Nada Al Basha rimarcando i nostri temi più cari, l’inclusività, i corpi, gli stereotipi da abbattere, la multicultura e l’interscambio, e… non possiamo non organizzarci anche noi per venire al Meya Meya, adesso!
Il Meya Meya Festival sarà il primo grande festival di danza orientale egiziana in Toscana! Una bella novità per il territorio, anche se varie e vari danzatori e danzatrici animano da tempo moltissime scuole di danza. Com’è nata l’idea di un così grande evento?
L’idea è nata dalla volontà di diffondere la danza orientale a più persone possibili sfruttando il bacino di utenza e la risposta incredibile (a livello di allieve) che ho avuto da insegnante in questi anni, in città come Livorno, Lucca e Cecina. La passione e l’entusiasmo che ho riscontrato in termini di numeri e partecipazione dalle mie allieve nei riguardi della danza orientale hanno significato per me una cosa ben precisa e cioè che c’è bisogno di riscoprire il proprio corpo e la propria femminilità. Che c’è bisogno che la nostra naturalezza, bellezza e armonia emerga in tutto il suo splendore, senza vergogne e senza pudori. Ma soprattutto che c’è un linguaggio, quello del corpo, che accomuna le donne e gli uomini di tutto il mondo e che può davvero rappresentare un veicolo importante, a mio avviso fondamentale, per aprirci tutti, finalmente, ad un mondo più interculturale, facendo luce sulle caratteristiche che accomunano (e non dividono) Europa, Asia, Africa e Medio Oriente.
Ho scelto Livorno come sede non solo perchè è la città in cui vivo e che ha ha ospitato fin dalla nascita il  mio progetto Karabà (centro di danza e cultura araba) ma perchè simbolicamente è la città perfetta: quella delle leggi Livornine: quella città aperta a genti e culture del mondo che vorrei tornasse presto ad essere.
Un festival di danza orientale mira a coinvolgere danzatrici e danzatori da tutta Italia. Ritenevo importante per le mie allieve poter avere un confronto diretto con molte altre realtà nazionali simili alla nostra, respirare finalmente un clima in cui ci si possa sentire parte di una comunità e non più di una nicchia ristretta.
E’ davvero un lavoro enorme in termini di organizzazione ma sentivo che era arrivato il momento di farlo.
Prima di continuare, una curiosità sulla scelta del nome. Come mai “Meya Meya”?
Meya Meya in egiziano significa 100% è un modo di dire che viene utilizzato per indicare qualcosa di autentico, genuino, originale, ma anche per indicare una cosa fatta bene: ho scelto questo nome perché una delle mie prime insegnanti di danza lo diceva sempre se riuscivamo ad eseguire bene le coreografie che proponeva e mi è rimasto impresso!
Tra gli/le invitat*, ci sono molti danzatori uomini. In Italia si tende a pensare che “la danza del ventre” possa esser fatta solo da donne, forse perché ne abbiamo un’immagine un po’ ristretta, un’immagine per cui la sensualità sembra essere inadatta al genere maschile e sembra essere l’unico ingrediente della danza. Quali sono i pregiudizi da decostruire riguardo la danza orientale? 
La danza orientale è uscita da un bel pezzo da quella sfera di femminilità sacra e quasi inviolabile in cui per troppo tempo noi donne, soprattutto in occidente, abbiamo tentato di rinchiuderla inventandoci idiozie, per altro poco documentate, sulla dea madre e sulle società matriarcali.
Ho molto rispetto per le radici di questa danza e non fatico a credere, che come tutte le danze del mondo, abbia una matrice rituale. Di fatto però se la danza orientale oggi giorno è così diffusa è soprattutto perchè ha saputo plasmarsi nel tempo ed adeguarsi ad esso, divenendo danza di tradizione. Molti uomini danzano (e bene), ciò che troppe persone dalle loro cieche posizioni reputano di assoluta prerogativa femminile. per non parlare di alcune danze folkloristiche che vedono addirittura l’uomo protagonista.
Il bacino, i fianchi sono di tutti, come testa piedi, gambe e braccia. E tutti possono usarlo.
Oserei dire che forse in Egitto in questo senso, ( ma anche in altri paesi.. mi viene in mente immediatamente l’Argentina dove c’è enorme partecipazione degli uomini nel mondo della danza orientale), ci sono meno tabù: qualcuno in più dal punto di vista dello spettacolo ma decisamente meno dal punto di vista dell’insegnamento e della pratica. Quasi  metà dei miei insegnanti sono uomini, che hanno saputo e sanno trasmettermi bene, a volte meglio di alcune donne, la dolcezza e l’armonia del movimento. Questo perchè la sensualità, l’armonia, sono caratteristiche universali, che non appartengono al genere.
Di fatto la scelta di coinvolgere uomini insegnanti per me è stata casuale. Mi sono chiesta chi volevo fosse presente alla prima edizione del mio festival ed ho scelto artisti che stimo e che mi emozionano alla vista. senza farne una distinzione di sesso.
I pregiudizi da de-costruire sono tantissimi: che questa sia una danza erotica, che sia una danza da eseguire per compiacere il “maschio”, che sia una danza di sottomissione, che gli uomini che la danzano siano tutti necessariamente omosessuali… Insomma: si fa fatica, come sempre, ad accettare l’autodeterminazione degli esseri umani. Si fa fatica ad accettarne la libertà, la bellezza e la consapevolezza. Si fa fatica ad accettare la spontaneità legata al movimento che non ha colori, generi ed etichette.
L’unico modo per ridurre questi pregiudizi è andare avanti nel praticare. Con gioia, serenità e convinzione.
L’evento è interamente aperto a tutt*? Anche ai/alle bambin*?
L’evento è aperto a tutti, donne uomini e bambini.
Ovvio che per godere a pieno degli insegnamenti di maestri così qualificati sarebbe più indicato avere almeno un paio di anni di studio della danza orientale alle spalle.
Oltre a essere un “empowerment” e una passione personali, la danza egiziana, per chi parteciperà o assisterà alle performances, sarà un’occasione di approfondire il tema della multicultura?
Assolutamente. La danza egiziana è la mia radice ma l’intento del festival e anche di tutto il mio insegnamento è quello di andare oltre, uscire fuori dal sé (in questo caso da me) e arrivare agli altri. La danza è un ponte di comprensione della cultura molto più immediato ed efficace delle parole. La necessità e la spontaneità del movimento sono cose che accomunano per definizione. Credo che per abbattere infime barriere come quella del razzismo, ad esempio, non ci sia cosa più potente dell’arte e del linguaggio del movimento.
Nada, sarai una giudice di gara e sei l’organizzatrice del prestigioso Meya Meya Festival. Questa è una domanda personale: come ti senti e cosa desideri e ti aspetti da questo bell’evento?
Come mi sento: “di fori”!
agitata ed emozionata, carica di gioia e di passione e consapevole che vada come vada sarà un successo perchè sto dedicando davvero tutta me stessa a questo progetto con amore tenacia e dedizione.
Credo anche che questo preciso momento storico fatto di figure politiche tetre e di un clima sociale intriso d’odio e chiusura, sia paradossalmente il momento migliore in cui dare vita ad una iniziativa come questa. E’ la mia personale forma di resistenza ed il mio personale contributo alla mia città.
Insomma, car*, che aspettate a prenotare il biglietto del treno? 

Sveva Basirah

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