Ramadan e dolce attesa: non digiunate e non credete a certe voci! – SLUM

La pagina ISLAM, seconda religione in ITALIA ha diffuso in questi giorni articoli agghiaccianti che incoraggiano le donne incinte a digiunare per il sacro mese di Ramadan, diffondendo informazioni completamente scorrette da un punto di vista medico e religioso. Il contenuto degli articoli e dei commenti su Facebook è allarmante: non solo si dice che digiunare in gravidanza sia un “OBBLIGO” (sì, scritto a caratteri cubitali), ma si citano degli studi pediatrici completamente inaffidabili per confermare la tesi per cui il feto non risentirebbe del digiuno; inoltre, si incoraggia a remare contro il parere del medico se questo non concorda e, per valorizzare le tesi, si sostiene che i medici musulmani siano d’accordo col contenuto degli articoli – ma noi sappiamo, grazie a molte testimonianze di donne incinte o già madri residenti in paesi a maggioranza musulmana che ci hanno scritto e che conosciamo, che questo non è assolutamente vero. Per gli autori il punto è: il digiuno va interrotto soltanto se ci sono problemi palesi e quando… una donna o la sua creatura ad un certo punto subiscono dei danni.
Esatto, a danno già fatto.

Abbiamo deciso di analizzare il Corano, di chiedere pareri medici e di rivedere le ricerche citate.
Intanto, ecco le immagini dei post su Facebook, dei commenti e degli articoli. Li riportiamo screennati perché non devono passare inosservati neanche se cancellati in futuro:

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L’Islam vieta il digiuno alle donne incinte

Scrivere questo paragrafo significa invitarvi a fare uno sforzo di lettura e di comprensione delle intenzioni islamiche rispetto alle donne in dolce attesa e al digiuno e a sottoporre all’attenzione diverse deduzioni di teologi di varie correnti. Sono state inserite le traduzioni del Corano di due esponenti molto diversi dell’Islam italiano per sanare ogni dubbio rispetto alle nostre volontà di far chiarezza sull’argomento.

L’Islam ritiene le donne incinte o in fase di allattamento esenti dal digiuno. Nel Corano, però, non è un fatto menzionato, ma giusto accennato:

“O voi che credete, vi è prescritto il digiuno come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto. Forse diverrete timorati; [digiunerete] per un determinato numero di giorni. Chi però è malato o è in viaggio, digiuni in seguito altrettanti giorni. Ma per coloro che [a stento] potrebbero sopportarlo, c’è un’espiazione: il nutrimento di un povero. E se qualcuno dà di più, è un bene per lui. Ma è meglio per voi digiunare, se lo sapeste!” [Sura Al-Baqara, aya 183-184, traduzione di Piccardo]

“Il Corano, guida per le genti, e prova di condotta e di discernimento, è stato inviato nel mese di Ramadhan. Chiunque lo vede, digiuni. E chiunque è ammalato o in viaggio, li sostituisca allora con altri giorni. Dio vuole per voi la facilità; non vuole per voi la difficoltà, ma che compiate bene il numero e proclamiate la grandezza di Dio che vi ha guidati. Sarete voi riconoscenti?” [Sura Al-Baqara, aya 185, traduzione di Mandel]

Il Corano, quindi, ritiene esenti coloro che non possono affrontare il digiuno, rammentando esplicitamente soltanto gli ammalati e i viaggiatori e prevedendo per loro altre soluzioni, come il recupero dei giorni di digiuno o il nutrimento di un povero. Gli hadith, narrazioni del e sul Profeta (pbsdl), sono più chiari; alla luce, poi, dei problemi di salute riguardanti il digiuno applicato alla gestazione, che sono esplicati nell’ultimo paragrafo, non ci sono dubbi per la maggior parte dei teologi e delle teologhe riguardo all’esenzione delle donne in gravidanza – tanto che alcuni considerano completamente illecito, haram, per una donna osservare il Ramadan in questo delicatissimo periodo. Le fatwa, che sono delle “deduzioni” derivate da studi islamici e tradizionalmente proposte in ambito giuridico, di molti di questi arrivano da tutto il mondo e da aderenti a correnti disparate.

Il principale hadith cui si fa riferimento, prima di tutto, è il seguente:

“Allah ha liberato il viaggiatore dalla metà delle preghiere e dal digiuno, e ha liberato la donna incinta e la donna che allatta dal digiuno” [Al-Bayhaqi, hadith 8172]

Ma ce ne sono altri, come questo:

Ibn ‘Abbaas disse: “questa è una concessione data agli anziani e alle anziane che possono solo digiunare a fatica; loro sono autorizzati a rompere il digiuno e sfamare una persona povera per ogni giorno di digiuno perso. Questo vale anche per le donne incinte e in allattamento, se hanno paura “. Abu Dawood disse: “se hanno paura per i loro figli, possono rompere il digiuno “. [Narrato da Abu Dawood]

I divieti di digiuno per questi casi ci arrivano da diversi studiosi da diversi paesi e di diverse correnti, ne rammentiamo qui solo alcuni, premettendo che ognuno di loro ha una posizione diversa sul recupero del digiuno ma un’idea chiara sull’argomento che trattiamo. Un’idea che accomuna i più rigidi ai progressisti.

Abu Bakr Jabir al-Jazairi, teologo saudita della moschea al-Nabawi al-Shareef, dichiara che il digiuno non vada affatto praticato dalle donne incinte nel suo libro sulla Shari’a “Minaj Al-Muslim”, “La via del diritto islamico”.
Mohamed Ali Ferkous, un salafita algerino, dice non solo che il Profeta avesse detto esplicitamente che “donne incinte e donne che allattano sono esonerate dal digiuno”, ma anche che la regola islamica non è recuperare in seguito, come fanno in tanti, ma pagare la fidia per ogni giorno perso, cioè pagare un pasto ad un povero. In questo caso 30 pasti, per ogni giorno di Ramadan.
Invece, secondo il sunnita pakistano Abu l-A’la Maududi le donne gravide e quelle che allattano i loro figli possono anch’esse rompere il digiuno, qualora l’osservanza di quest’ultimo metta in pericolo la loro salute o quella del/della bambino/a. Devono però recuperare il digiuno in seguito, giorno per giorno.

Nell’Islam c’è la scienza, ma non in queste ricerche

Noi di SLUM abbiamo collaborato in maniera davvero funzionale. Sono venuti fuori molti pareri, ma anche drammatiche testimonianze di donne che hanno perso i figli o hanno avuto dei problemi con la gestazione a causa del poco mangiare e interessanti contributi, come il seguente, di Giorgia, che si è interessata all’analisi delle due principali ricerche citate dagli articoli del blog. Questa analisi in un contesto religioso è molto importante, perché il Corano e la Sunna (la raccolta degli hadith) sono considerati da tutti i musulmani coerenti ai principi scientifici.
Che dire dell’articolo pubblicato da questo blog? Non solo il pezzo pubblicato non è stato scritto da un medico, ma neanche da qualcuno minimamente esperto in statistica: tutti i “ dati” su cui si basa sarebbero di due ricerche (vecchie), di cui una, del Pediatrics International del 2009, basata una su un campione di 21 ( ventuno!) donne non si sa di che età, in che fase di puerperio o allattamento, in che condizioni di salute, con che alimentazione e peso corporeo, e valuta esclusivamente la composizione del latte materno senza valutare l’età e lo sviluppo del bambino; l’altra ricerca del Journal of Perinatalogy (2004) si basa comunque su un piccolo campione (248 donne), e non si distinguono mese di gravidanza, peso del bambino alla nascita, morbilità e mortalità perinatale, materna e neonatale, incidenza di complicazioni durante e dopo il parto, anemia etc. Inoltre non si sa se i “ risultati” di queste due “ ricerche” siano state validate da altre ricerche o se questi “ studi” siano stati poi contraddetti da altri. Il tutto per “permettere” di fare ciò che nessun ginecologo consiglia a nessuna donna in gravidanza, cioè non mangiare a intervalli brevi e regolari onde evitare, per esempio, cali della glicemia e della pressione.

Giorgia Villa

Cosa può accadere davvero?

Per questa parte, abbiamo deciso di chiedere il parere medico di Marina, ginecologa, e della studentessa di ostetricia Barbara, che ci hanno descritto minuziosamente quali sono gli effettivi rischi del digiuno. Lo studio e l’esperienza, quelli veri, non mentono.


In gravidanza è necessario bere molto per prevenire la cistite, per favorire la regolarità intestinale e ridurre le contrazioni. La glicemia in gravidanza deve essere costante: i picchi ipoglicemici non fanno bene al feto e sono molto marcati, è quindi facile che ne risenta anche la madre. Per finire, in condizioni di stress aumenta il cortisolo che potrebbe favorire il parto prematuro. Parliamo, comunque, di un digiuno molto relativo, che non compromette l’assunzione di vitamine, ferro ed altro ancora, perché dopo il tramonto i pasti sono sostanziosi (a volte troppo, le donne dell’area mediorientale hanno una predisposizione al diabete e certamente mangiare molto miele o datteri potrebbe compromettere la gestazione).

Marina Cortese, ginecologa

In Italia abbiamo già avuto problemi riguardo i digiuni e le gestazioni. A far digiunare le partorienti durante il travaglio ci hanno già pensato diversi ginecologi, apparentemente ignari del fatto che l’esaurimento metabolico può arrestare il travaglio e pensando che per fare un cesareo si debba essere a digiuno per l’anestesia. L’esaurimento metabolico causato dal digiuno in travaglio aumenta il rischio del cesareo, dal momento che lo stesso travaglio si blocca. Negli anni 80 le ostetriche hanno finalmente ottenuto che almeno le donne potessero bere. Prima di partorire, è necessario bere qualcosa di zuccherato, mangiare dei cracker, prendere del miele (facilmente reperibili in ospedale), e bere tanto. Se la partoriente ha fame, va benissimo che mangi qualcosa di più sostanzioso, come un piatto di pasta, l’importante è che il corpo abbia sufficienti energie per compiere il lavoro contrattile del travaglio. In caso di nausea, poi, è utile l’idratazione endovenosa.
Digiunare durante la gravidanza è un reale e serio pericolo per il feto: ogni donna incinta che digiuna per un mese mette il bambino in pericolo di vita. Sì, il feto può morire, nel peggiore dei casi. Su nove mesi di vita intrauterina, non ricevere adeguato e scandito nutrimento per un mese può causare iposviluppo. Ovviamente gli effetti peggiori si hanno se il digiuno avviene nel primo trimestre di gravidanza, perché è il periodo in cui il bambino si forma, e se alla mamma mancano nutrienti può restare piccolo o non formarsi correttamente; ma non solo, ci sono più possibilità di essere colpite da diabete gestazionale (per cui, ovviamente, non si possono consumare molti zuccheri e per cui vengono prescritte diete adatte). Inoltre, se il digiuno cade d’estate i rischi aumentano: aumenta il rischio di disidratazione, che può influire sulla quantità di liquido amniotico (se sei disidratata ne produci troppo poco); alcuni studi correlano il digiuno con peso minore alla nascita, ma anche con ritardo e difficoltà di apprendimento; c’è anche il rischio di travaglio pretermine. Infine, digiunare durante l’allattamento è proprio da evitare. Il latte perde nutrienti, ed è ampiamente appurato.

Barbara McLeod Montani, studentessa di ostetricia

Insomma, sorelle, ricordate che la via per il paradiso non è la sofferenza, ma il ricordo di Dio e fare del bene, come dice un nostro carissimo amico e imam. Non rischiate e non aspettate dei danni irreversibili per interrompere il digiuno, non iniziatelo e non date corda a certi siti e a certe pagine di evidenti integralisti, non credete a chi promette hasanat quando in ballo c’è la vostra salute e quella delle vostre creature. Costoro saranno opportunamente segnalati alle autorità competenti e, se possibile, denunciati.

Questo articolo si deve all’unione delle conoscenze e delle competenze di ciascun* slummer (e non solo). Grazie!

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