#I’m not your fitna, la libertà delle donne non è uno scandalo – SLUM

#Imnotyourfitna è un progetto ideato mesi fa dalla nostra collega Ester nel gruppo di lavoro di Sono l’unica mia. e sarà, in verità, ampio e duraturo nel tempo e atto a includere, creare e promuovere lotte di rivendicazione del proprio corpo e della propria mente e l’autodeterminazione di ogni donna e persona oppressa, abbattendo stigmi e discriminazioni e rivedendo completamente la visione patriarcale con cui ancora oggi molt* continuano a tramandare l’Islam.

Cos’è la fitna?

La parola araba “fitna” può essere tradotta in italiano come “prova, tribolazione” ma anche come “scandalo” o “discordia”, ed è un termine legato a grandi temi come guerre civili, dispute e terrorismo. Storicamente, si riferisce alle prime guerre interne all’Islam risalenti all’epoca del quarto califfato dopo la morte di Muhammad. Un verso del Corano, nella ottava Sura (Al Anfal) ammonisce il credente sul pericolo portato dalla fitna:

“Temete la Fitna, essa non insidierà solo coloro che sono stati ingiusti; Allah è severo nel castigo” (Cor. VIII.25)

Gli effetti della fitna, infatti, non ricadrebbero infatti solo sui peccatori che ne sono stati la causa, ma anche sugli innocenti che ne subiscono impotenti le conseguenze.
In chiave contemporanea, la parola “fitna” viene usata contro coloro che seminano scalpore o scandalo nella Ummah (la comunità dei credenti), in particolare, viene usata spessissimo contro le donne che per mostrarsi troppo, esporsi troppo vengono accusate di essere portatrici di conflitto, di discordia e di perdizione. Diventa quindi espressione della considerazione dispregiativa dei corpi femminili, ma speeso anche trans, d’uomini “effemminati”, disabili, “stranieri” e così via.

Tra i nostri obiettivi, c’è lo studiare e il rivedere la fitna come pratica culturale e pratica islamica, raccontare la sua storia nei secoli fino a rielaborarla e abbattere l’idea (arcaica e interiorizzata) che i corpi e le menti delle donne, e non solo, siano campi di battaglia o seminatori di discordie. Un’idea che accomuna ogni mentalità patriarcale alla quale si contrappongono tutte le lotte femministe.

Inoltre, la discussione sulla fitna, per il suo legame e la sua funzione metaforica del maschilismo che caratterizza ogni popolo e che ognun* combatte ogni giorno, è funzionale a incoraggiare una riflessione sull’intersezionalità del femminismo e ad unire più movimenti in una rete di sorellanza – SLUM, Sono l’unica mia, è infatti una realtà di femminismo intersezionale, prima che di femminismo islamico.

Veniamo alla nostra campagna

Tempo fa, notammo un ennesimo caso di una ragazza che fu pesantemente insultata e accusata di portare “fitna” per aver postato una foto di sé vestita e a gambe aperte.
La nostra reazione, ovviamente, è stata quella di fare una campagna in cui (tra le altre azioni) ci sia la pubblicazione di tante foto di ragazze e donne, musulmane o meno, a gambe aperte. Per ribadire che nessuno ha il diritto di sessualizzare il nostro corpo per poi accusarlo di portare perdizione.
Nessuna musulmana dovrebbe tollerare che il proprio corpo venga considerato causa di “fitna”, o che una sua sorella venga accusata di creare “fitna” per il solo fatto di avere un corpo, un’idea, una voce, e usare liberamente questo corpo, quest’idea e questa voce.

Questa non è una campagna contro l’Islam, ma contro una forma strisciante di maschilismo che cerca (da tempo) di mascherarsi dietro l’Islam per appropriarsi di concetti islamici come quello di “fitna”.

Non è una campagna contro le donne musulmane, ma a favore di TUTTE le donne. Perché, finalmente, si cominci a creare un po’ di sorellanza tra tutte noi e si smetta di accusarci l’un l’altra con una logica maschilista.
Se una sola donna, anche una sola, capirà che invece di dare della “puttana” ad una sorella che mostra le gambe sarebbe più utile fare fronte comune per liberarsi da tutta la paura e da tutto il veleno che abbiamo interiorizzato, sarà una vittoria.

Tutte le nostre riflessioni verranno trattate sul web, con articoli e nel gruppo SLUM – l’angolo contro-verso. Tutt* i corpi, di donne e non, che creano (e non creano) “fitna” sono i benvenuti a partecipare e costruire un ramo della rete – ed ovviamente il brainstorming e gli articoli di riflessione sono fondamentali per poter continuare insieme.

 

La galleria aggiornata:

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