Restituire dignità alla vittima: una narrazione corretta sulla morte di Elisa Pomarelli – SLUM

Prima di ripercorrere le ultime due settimane sul caso di Elisa Pomarelli, una piccola premessa necessita di essere scritta. Sono passati tre giorni dal ritrovamento del corpo senza vita di Elisa, nascosto a malapena sotto del fogliame e poche gettate di terriccio nei boschi di Piacenza. Non abbiamo scritto subito, abbiamo aspettato. Crediamo che quel giornalismo d’assalto, quello degli articoli da copia e incolla, il giornalismo delle notizie senza referenze sia un riflesso, causa e allo stesso tempo effetto, del gap comunicativo oggi presente nella nostra società. Per cui ci siamo prese tre giorni, abbiamo approfondito, aspettato, abbiamo preferito le dichiarazioni ufficiali della Procura di Piacenza alle insinuazioni, abbiamo scelto di non dare credito ai pettegolezzi. Siamo qui anche per ribadire che riportare le notizie a velocità di click non sempre è da considerarsi un vantaggio, e che la lentezza invece può essere un pregio. Se un tema scolastico non può venire scritto di fretta e furia in mezz’ora, perché dovrebbero esserlo gli articoli di giornale, che possiedono una rilevanza molto maggiore? Quello che troverete nelle righe a seguire è la cronaca della scomparsa, delle ricerche e della morte di Elisa Pomarelli. 

Lo scorso 26 agosto la Procura di Piacenza apre un fascicolo con l’ipotesi di sequestro di persona senza che nel registro degli indagati ci siano ancora iscritti. Iniziano così le ricerche ufficiali di Elisa Pomarelli, ragazza lesbica di 28 anni e di un suo conoscente, Massimo Sebastiani, 45 anni. Di entrambi non si hanno più notizie dal giorno prima, Elisa è scomparsa subito dopo pranzo mentre di Massimo si sono perse le tracce verso sera. 

Elisa Pomarelli e Massimo Sebastiani sono entrambi di Carpaneto, in provincia di Piacenza. La loro amicizia, alimentata dalla passione comune per la natura e l’agricoltura, dura da quando si sono conosciuti tre anni fa. Domenica 25 agosto pranzano insieme, come spesso accade, presso una trattoria poco distante da Carpaneto. Il cellulare di Elisa risulta spento subito dopo. La famiglia, allarmata, contatta i carabinieri di Piacenza qualche ora dopo, i quali nel frattempo erano già stati avvisati dai familiari di Massimo Sebastiani. Sebastiani ha abbandonato la casa di proprietà senza portare con sé né il cellulare né la macchina, e senza dare nessuna comunicazione dei suoi spostamenti.
Gli inquirenti cominciano a indagare il rapporto tra Elisa e Massimo, che si profila subito come una relazione sbilanciata. Elisa, come abbiamo riportato nelle prime righe, è lesbica, mentre si scopre in poche ore che Massimo insiste nel volere una storia sentimentale con lei. “Lei è sempre stata molto chiara sul fatto che quella fosse solo un’amicizia” dice Debora, la sorella di Elisa, nei giorni successivi alla sua scomparsa. La stessa dinamica viene confermata anche dagli amici di Massimo. Dai racconti si viene a delineare una dinamica instabile permeata da gelosia, insistenza, controllo di Massimo nei confronti di Elisa, fino ad arrivare al punto che l’uomo aveva tentato di molestarla, cercando di baciarla, in più di un’occasione. Massimo si era spinto fino al punto di affermare che lei fosse la sua ragazza, nonostante lei fosse contraria e negasse la possibilità di una qualsiasi relazione al di fuori di quella amicale. 


Domenica pomeriggio (giorno dell’omicidio) Sebastiani viene avvistato in stato confusionale a Gropparello, vicino ad alcune vasche di irrigazioni: è da qui che il giorno dopo, i Carabinieri, insieme ai sommozzatori e all’ausilio di un elicottero, iniziano le ricerche del possibile cadavere di Elisa. Contemporaneamente, l’abitazione e la vettura di Sebastiani vengono poste sotto sequestro. In quest’ultima vengono rinvenute tracce biologiche compatibili con il corpo di Elisa Pomarelli: da qui, Massimo Sebastiani viene indagato per omicidio e occultamento di cadavere. Esattamente 14 giorni dopo, il 7 settembre, Sebastiani viene fermato mentre vaga nel bosco attorno alla zona della scomparsa e portato in caserma. Dopo le prime due ore di interrogatorio, Sebastiani ammette di aver ucciso Elisa Pomarelli e viene arrestato. Il corpo senza vita di Elisa viene ritrovato nei boschi, seppellita “sommariamente”, in un terreno di proprietà dell’ex suocero di Sebastiani, Silvio Perazzi, che viene indagato per favoreggiamento nel reato di omicidio.
Nonostante abbia confessato il delitto, Sebastiani si rifiuta di rilasciare i dettagli dell’omicidio, di come o dove abbia trascorso il periodo di latitanza né tanto meno risponde alle domande legate al movente dello stesso. L’ipotesi più attendibile al vaglio degli inquirenti è che Elisa sia morta per strangolamento, come confermato dall’assassino, ma si aspettano ancora i referti autoptici per la conferma ufficiale. Elisa sarebbe stata uccisa nel pollaio a casa di Sebastiani, caricata nel bagagliaio della sua auto e portata dietro casa di Perazzi, dove sarebbe stata seppellita forse con l’aiuto dell’ex suocero. Massimo Sebastiani, dopo aver compiuto l’omicidio, avrebbe passato l’intera giornata a costruirsi un alibi, passando da un benzinaio e uscendo a cena: tutti i testimoni ascoltati, però, hanno riferito che Massimo continuava insistentemente a giustificarsi sul perché Elisa non fosse con lui quel giorno. Nemmeno dopo averla uccisa, tra l’altro, smetteva di riferirsi a lei come “la sua ragazza”.

Il Pubblico Ministero parla di delitto non premeditato, nonostante le motivazioni siano ancora da accertare. La morte di Elisa Pomarelli è senza alcuna ombra di dubbio catalogabile come l’ennesimo femminicidio avvenuto in Italia, non “una sciocchezza” come l’ha definita Sebastiani nella sua confessione, ma un delitto scaturito e alimentato dalla rabbia di non poter sottomettere una donna alle proprie avance e ai propri desideri, o meglio, imperativi sentimentali. 

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Solo Elisa Pomarelli.

 

Spogliare le notizie dal linguaggio patriarcale

 

La notizia della scomparsa e della morte di Elisa Pomarelli è stata riportata da molti giornali e notiziari, e la dinamica del suo omicidio è stata chiarita in più occasioni. Perché, allora, abbiamo avvertito il bisogno di scriverne anche noi? Il tutto sta nella tipologia di narrazione. E’ necessario raccontare questa terribile storia partendo dal vissuto della vittima di questa vicenda: Elisa. Per raccontare una storia che non si concentri sul suo assassino, che non lo giustifichi perpetrando simboli e significati propri di una cultura patriarcale e basata su una disparità di genere, dove la donna deve essere succube e accettare assertivamente i desideri e il predominio del proprio partner. 

Esiste già il Manifesto di Venezia, siglato nel 2017 da moltissime giornaliste e giornalisti, per il rispetto e la parità di genere nell’informazione e contro ogni forma di violenza e discriminazione attraverso parole e immagini. In esso sono contenute tutte le indicazioni pratiche per riportare una notizia nel totale rispetto della donna che ne è oggetto, compresa una specificazione dei termini fuorvianti da non usare (ad esempio raptus, passione, amore, gelosia) e l’indicazione di non suggerire, anche involontariamente, attenuanti o giustificazioni all’omicidio (come la perdita del lavoro, la depressione): tutte parole, frasi e costrutti simbolici e di significato che invece sono stati perpetrati a scapito della vittima in questa vicenda, sia da testate nazionali che locali. 

Esistono quindi strumenti, esiste la chiara consapevolezza di come un linguaggio non corretto possa contribuire a creare idee sbagliate e a influire sulla concezione della figura femminile, dei ruoli di genere e della violenza specifica e generale.
Nonostante questo, abbiamo dovuto subire l’umiliazione di vedere pubblicati titoli come “Il gigante buono e quell’amore non corrisposto” (1), il loro rapporto definito come “un amore folle” (2), o ancora “tra i due forse un equivoco e un gioco alla fine pericoloso” (3). Ma quale gioco, quale amore? Noi siamo qui per ribadire: queste sono esclusivamente dinamiche di disequilibrio di potere, patriarcali, violente e nocive.

Continuare a riportare narrazioni di questo genere alimenta l’idea che sia possibile – e soprattutto comprensibile – la violenza di genere, che un uomo “innamorato” possa pensare di uccidere la “sua” donna, mero oggetto delle sue attenzioni, perché rifiutato, perché non in grado di gestire le sue stesse emozioni. 

Un altro punto ci è caro in quella che è stata la morte di Elisa. Elisa era lesbica, e quasi nessuna delle testate giornalistiche l’ha riportato. Ed è proprio l’orientamento sessuale un’altra questione che è stata gestita male, malissimo dalla stampa e dai notiziari. Forse sarebbe meglio dire che non è stata proprio gestita. Solo molti giorni dopo la sua scomparsa, infatti, sono stati pubblicati articoli (4) in cui è stata messa in luce l’omosessualità di Elisa, totalmente ignorata dai media e dalla loro narrazione. E quando è stata riportata, ha assunto toni ridicoli: “amante delle donne” è stato riportato, un eufemismo che può solo che sminuire l’orientamento sessuale di una persona. (5)

Noi non ci stiamo, e non ci staremo mai. Scrivere un articolo di cronaca che rispetti la vittima non è impossibile, e nemmeno particolarmente difficile. Si deve fare un passo indietro dal senzionalismo, dai titoli click-baiting e quant’altro. Scrivere un articolo corretto è molto più facile che smantellare secoli di pregiudizi e discriminazioni, ma contribuisce a questo immenso processo in atto. Viviamo nel 2019: è tempo che la parità di genere si raggiunga, ed è tempo, come scrive l’ordine dei giornalisti, che le vittime siano protagoniste della loro storia senza “nuove giustificazioni per il colpevole e […] nuove coltellate alla vittima. Che scompare, non solo fisicamente: è una figura marginale nella ricostruzione, verso di lei non c’è rispetto, al massimo attenzione morbosa” (6) . 

Cerchiamo, dunque, di non assecondare la morbosità e di mantenere invece fissa l’attenzione verso una questione delicata e pericolosa come quella della violenza di genere e, più nello specifico, dei femminicidi. Manteniamo l’attenzione sulle vittime, sulle loro storie. Se, come spesso accade (7), abbiamo fallito nell’ascoltarle da vive, dobbiamo loro la decenza e la correttezza di narrare con giustizia la loro storia da morte.

Titoli:

(1) http://ilgiornale.it/news/2019/09/08/il-gigante-buono-e-quellamore-non-corrisposto/1749912/

(2) https://www.ilmessaggero.it/AMP/italia/scomparsi_piacenza_elisa_pomarelli_morta_news_massimo_sebastiani-4722003.html

(3) https://www.repubblica.it/cronaca/2019/09/08/news/sebastiani_in_lacrime_davanti_ai_carabinieri_ho_fatto_una_stuidaggine_-235506770/amp/

(4) https://www.corriere.it/cronache/19_agosto_28/03-interni-aprecorriere-web-sezioni-f40ef336-c9cd-11e9-89f2-27d7028d49f0.shtml?fbclid=IwAR2Ak9rum4-giz2PhBmyAUrEqBa2sAsHY3n14T7aoXG2J2AUSLLNu3W2nbQ

(5) https://www.corriere.it/opinioni/19_settembre_08/piacenza-elisa-amava-donne-si-sottratta-desiderio-maschio-questo-stata-uccisa-3c169bb2-d224-11e9-a7da-cb5047918faa.shtml

(6) https://www.odg.it/le-violenza-di-genere-e-le-troppe-parole-sbagliate-mancata-applicazione-del-manifesto-di-venezia/35134?fbclid=IwAR3BxEJGKL-xHemh1YkA_ZfwaeaqY3b_27LHg4B3KY3V2T_WGUdvXTbmYic

(7) https://www.google.com/amp/s/www.tpi.it/2019/07/15/femminicidio-savona-19-denunce/amp/

Gloria Gemma & Elisa Sodano

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