L’imam Ludovic Mohamed Zahed si racconta, tra Islam e Queerness – SLUM

In pagina e su questo sito abbiamo parlato più volte di Ludovic Mohamed Zahed, imam franco-algerino dichiaratamente gay, è il fondatore della prima moschea inclusiva in Europa, nata a Parigi. Questa intervista è stata tradotta dal francese dal compagno Vincenzo Angelo ed è la prima pubblicazione online della tesi di Valentina Danubio, discussa nel 2014.

Tutte le illustrazioni sottostanti sono di @yallaroza

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Come riesci a conciliare la tua identità sessuale con la tua religione, circondato da un Islam che condanna l’omosessualità?

Beh, come prima cosa, l’Islam non esiste, sociologicamente ci sono le persone musulmane, e antropologicamente ci sono rappresentazioni molto diverse dell’Islam, in funzione del contesto in cui cresciamo, ma anche del contesto politico, economico, delle origine etniche, delle tradizioni… Quindi l’Islam, come concetto monolitico, non esiste.
Ho impiegato quindici anni a capire che ero io a decidere quale rappresentazione volessi avere dell’islam. Mentre crescevo, quando ero adolescente, all’età di dodici, tredici anni ho cominciato a praticare la religione più di quanto non lo facessero i miei genitori, ho incontrato dei salafiti alla moschea, e loro mi hanno insegnato un islam molto rigoroso: ho imparato a memoria metà Corano in arabo, e ho anche interiorizzato tutti i pregiudizi che accompagnano questo Islam rigoroso, tradizionalista, e mi ci sono voluti quindici anni a capire, una volta appreso a diciassette anni che ero omosessuale, che è possibile separare la tradizione e la rappresentazione politica dell’Islam, dalla pratica spirituale che ci aiuta a elevarci verso la luce, verso Dio, verso qualcosa a cui non è necessario dare un nome.
Oggi faccio un dottorato sull’Islam e l’omosessualità, e ho studiato molto i testi coranici, per esempio la molto citata storia di Lot, e il fatto che (le persone punite da Dio) fossero degli stupratori e non degli omosessuali, perché oggi ci sono delle versioni del Corano tradotte dall’Arabia Saudita che le distribuisce in tutto il mondo, e aggiungono, nei versetti che parlano di Lot, tra parentesi, “la città degli omosessuali”, come se Dio non potesse dire direttamente la città degli omosessuali se avesse voglia di dirlo, dunque questi si prendono la briga di completare di testa loro la parola di Dio.
L’uso della parola Fahisha nel Corano mostra invece che nel testo sacro l’omosessualità non esiste, nel senso che non è un problema. Per me la religione è una pratica spirituale, non un sistema politico di controllo fascista e totalitario.
Un sistema politico di controllo fascista è un sistema che impone un solo nucleo identitario, e ha lo scopo di eliminare o cercare di eliminare tutti gli altri nuclei identitari, tutta la diversità delle identità, e un sistema politico totalitario vuol dire che esso tende a imporre e controllare le identità e i comportamenti, compresi quelli sessuali, in tutti gli spazi pubblici e anche in quelli privati. Questo non è Islam e non è religione. E’ politica. Quindi sì, si può utilizzare la religione, la tradizione, il comunismo, l’Islam, il cristianesimo o il capitalismo per imporre un’ideologia totalitaria e fascista, ciò è successo per tutta la storia del ventesimo secolo, ma ciò non vuol dire che l’Islam sia questo. E la civiltà arabo-musulmana ha prodotto totalitarismi e fascismi, come tutte le civiltà, quindi perché rimproverare ai musulmani più che agli altri di aver fatto quello che tanti altri hanno fatto nel ventesimo secolo? Non è l’Islam il problema, ma il totalitarismo e il fascismo, la paura della globalizzazione, la paura dall’altro, della differenza, della diversità, e ciò non ha nulla a che vedere con la spiritualità.
Per quanto riguarda il Corano e l’omosessualità c’è anche molta omofobia interiorizzata, cioè gli omosessuali subiscono, anche all’interno della loro minoranza, la pressione della maggioranza, o in ogni caso la pressione di una minoranza dogmatica rivestita del mantello della maggioranza e che parla a nome di tutti. Di fatto queste persone sono una minoranza, e non se ne rendono conto, E la minoranza sessuale comincia a utilizzare le stesse armi per difendersi, compresi i pregiudizi.

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Come vive oggi un omosessuale algerino nel suo paese, e quali sono le difficoltà che incontra, le sue paure, le sfide? Che rapporto può avere con la sua famiglia, e come si evoluta negli anni questa situazione?

Spesso mi si chiede se gli omosessuali hanno dei problemi in Algeria, e io rispondo sì, certo, ma tutti gli algerini hanno problemi col governo autoritario, fascistoide, come in Iran e altrove, perché hanno paura di quello che può succedere. L’Algeria è stata colonizzata, e si ha paura di una possibile guerra civile imposta dall’esterno, per ragioni capitalistiche come l’accaparramento dei pozzi di petrolio, e quindi hanno paura anche i dirigenti, paura giustificata, ma adottano soluzioni sbagliate, cedono alla tentazione del controllo totalitario e fascistoide. E se devi controllare una popolazione, lo fai a partire dalla sfera sessuale. Se riuscite a controllare la vita sessuale di un popolo, vuol dire che potere controllare anche tutto il resto.
Abbiamo organizzato una riunione alla conferenza internazionale interreligiosa a Johannesburg la settimana scorsa, era straordinario, c’erano più di sessantamila persone invitate, purtroppo alcune non sono potute venire, per esempio la rappresentante di Abu Nouas, associazione algerina LGBT+ che non è potuta venire perché la polizia l’ha arrestata all’aeroporto. Non l’hanno fatta partire perché lei ha detto che stava andando a una conferenza riguardante anche le istanze LGBT+. In Algeria, una persona colta in un rapporto omosessuale può subire fino a due anni di prigione; se in più fa della propaganda politica, che è come le autorità chiamano la difesa dei diritti umani e LGBT+, rischia fino a dieci anni di prigione, quindi per questa ragazza le cose si mettono molto male.
Questa coraggiosa militante era già stata arrestata tante volte per strada, e mi ha detto che non pensava fosse un problema, perché tutti vengono arrestati per strada in Algeria. Poi però mi ha detto che le hanno fatto perdere l’aereo perché avevano capito dove sarebbe andata, hanno capito chi è, e adesso rischia sul serio di avere dei problemi.

Molti omosessuali algerini con cui ho parlato negavano di essere omosessuali, ma non nascondono di avere rapporti con persone dello stesso sesso. Alcuni hanno avuto dei rapporti omosessuali solo prima del matrimonio, perché secondo loro è difficile avere rapporti con persone dell’altro sesso se non si è sposati. Altri hanno avuto rapporti omosessuali anche dopo il matrimonio, come mi ha raccontato Joseph Massad, senza però definirsi omosessuali; altri ancora, provano attrazione per uomini ma si sposano per non essere giudicati dalla società. Pensi che possa parlare di identità sessuale? Hanno coscienza di questo?


Sì, si può parlare di tutti, ma bisogna sapere di cosa si parla e in che contesto. Il mio amico Joseph Massad, che conosci, agisce in un contesto molto politico, decoloniale, e critica ferocemente l’associazionismo LGBT+, che reputa ispirato a modelli occidentali. Io però penso che definire infami dei militanti LGBT+ sia profondamente ingiusto, come è ingiusto considerare “occidentali” i discorsi sull’identità di genere e l’orientamento sessuale. Se ne può discutere, ma questo non ha niente a che vedere con quello che gli omosessuali vivono sul terreno, direttamente o indirettamente. Infatti gli omosessuali algerini non dicono “non sono omosessuale perché gli Stati Uniti sono dei capitalisti che ci hanno imposto col colonialismo la loro rappresentazione della sessualità”, ma dicono semplicemente “non voglio essere omosessuale perché significherebbe essere discriminato”. Questo lo posso comprendere, ed è una cosa ben diversa.

Quindi in un certo senso sono d’accordo con Massad quando dice che volere imporre il matrimonio, il Pride e l’identità sessuale esplicita LGBT in tutto il mondo, senza sfumature, non è un atteggiamento adatto a quello che vivono per esempio i musulmani nel mondo arabo, o nelle comunità in Europa e altrove. Molti ti dicono: “Io non mi considero omosessuale, perché l’omosessuale è un frocio. E’ un effeminato, una femminuccia, un debole, e io non ho intenzione di farmi pestare nel mio quartiere. Quindi non voglio essere omosessuale.”. Questo posso comprenderlo.
Poi però bisogna andare al di là di questa identità, perché questa rappresentazione rigida, classificare le persone in categorie così, i neri, i bianchi le donne, gli uomini, tutto questo non significa niente, sono costruzioni sociali, che spesso portano, in periodi di crisi politica o economica, al controllo totalitario e fascista. Quindi io sono convinto che si debba andare al di là delle identità: non sono omosessuale, non sono musulmano, non sono un uomo, ecc. Ma c’è anche un momento in cui bisogna comunicare, quindi, come si sa bene in psicologia cognitiva, si deve ricorrere a un mezzo contraddittorio e ambiguo come il linguaggio, che impone delle categorie che snaturano l’essenza degli oggetti di cui si parla, ma al tempo stesso ci permette di comunicare. Penso di avere detto al riguardo tutto quello che mi sento di dire.
E’ una questione complicata, io non voglio che le persone si sposino con qualcuno che non amano, non voglio che venga loro imposta una identità, sessuale o d’altro tipo, o che si dica loro: “tu non devi descriverti come gay”, e quando poni questa questione a Massad o a chi la pensa come lui, non diranno mai cosa propongono come modello alternativo, perché non ci sono alternative.
Massad dice solo “tutto questo è occidentale”, e quando si legge il suo libro si vede che è molto interessante, però mischia tutto e il suo contrario. La democrazia. La globalizzazione, l’Occidente, la modernità…
Però bisogna scegliere, o si usano consapevolmente le categorie, oppure non si usano e le si decostruisce, ma se le decostruiamo non possiamo utilizzarle per discriminare a nostra volta i bianchi, gli occidentale ecc. Io penso che qui l’Occidente non c’entri un gran che. Bisogna decostruire anche questa rappresentazione dicotomica dell’Oriente e dell’Occidente, perché ci sono molti più collegamenti di quanto non si pensi; fino al secolo scorso, prima che la distanza economica fra Nord e Sud del Mediterraneo fosse così forte, condividevamo tantissima cose a livello sociale e culturale. La cultura dell’area mediterranea, se non identica, è comunque molto simile: l’Algeria, l’Italia, il Sud della Francia, era quasi un unicum, non c’era nessuno scontro di civiltà. E questo stato di cose attuali non è neanche colpa dell’Occidente, ha più a che veder con la modernità, in questo sono un po’ d’accordo con Massad , perché la modernità, il capitalismo esasperato, lo sfruttamento economico degli uni sugli altri, del Nord (e dovremmo anche discutere di cosa sia il nord), dell’Europa, del Nord America, che sfruttano il Sud, i paesi africani, per dei decenni, dei secoli… Tutto questo lascia delle conseguenze, ed è la modernità la causa, il capitalismo, di certo non l’Occidente. L’Occidente non è essenzialmente cattivo, come non lo è il mondo arabo.

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La maggior parte degli algerini omosessuali contattati si sente colpevole, e quasi tutti sono d’accordo sui motivi della condanna dell’omosessualità da parte dei giuristi islamici e degli Imam. Per esempio, tutti pensano che il Corano con la storia dei popoli di Lot condanni l’omosessualità, nonostante in realtà le parole omosessualità e sodomia non esistano nel testo sacro. Durante le interviste ho cercato di suggerire la lettura di testi che propongono letture alternative e più fedeli allo spirito coranico originario, ma invano. Come ti spieghi questo fenomeno di auto-colpevolizzazione?


Gli studiosi di psicologia sociale chiamano questo fenomeno infra umanizzazione. Non è sinonimo di disumanizzazione, che è come dire “sono degli animali”, e gli animali non fanno paura. Si possono uccidere, sacrificare, creare dei pogrom, dei macelli, ma senza paura, senza fobia. L’omofobia, la transfobia, sono invece forme di infra umanizzazione, cioè un processo che porta da dire che quelle persone sono sì umane, ma meno umane di noi, e questo nel quotidiano è più grave. Perché nella vita di tutti i giorni non ci sono progrom, non ci sono genocidi, ma ci sono dicriminazioni, violenze ripetute, e tutta questa violenza viene anche interiorizzata, è una programmazione neuronale, gli individui la fanno propria, come è successo a me per quindici anni, non riescono a elaborare una coscienza autonoma del mondo, una rappresentazione della realtà, un’interpretazione alternativa a quella sedicente maggioritaria, totalitaria e fascistoide, delle loro tradizioni e della loro spiritualità, delle loro origini etniche e così via. Quindi è un fenomeno sociale che non ha niente a che vedere con la religione , e che è legato invece alle dinamiche di gruppo, è della psicologia sociale di base. E’ proprio una riprogrammazione neuronale che si mette in moto, per uscire dalla quale è necessario un sostegno psicologico, magari dialogando con persone che hanno le stesse origini ma che vedono le cose diversamente, pur facendo parte della stessa comunità etnico-religiosa. Altrimenti è difficile uscire da questa rappresentazione indotta. Non basta dir loro, e io ne so qualcosa, perché lo dico spesso a queste persone, di leggere dei libri e degli articoli o di assistere a delle conferenze, è molto più complicato e ha bisogno di tempo, è una vera e propria decostruzione neuronale che è necessaria. Bisogna riprogrammare, asfissiare i neuroni che dicono che non è giusto, che siamo sbagliati, e coltivare quelli che dicono che va tutto bene. E’ un po’ schematico, ma funziona così.


Quasi nessuno degli algerini con cui ho parlato conosce l’esistenza di una moschea inclusiva aperta da un algerino. Come è possibile? E’ un problema di censura dell’informazione nel tuo Paese?

No, perché sono stati pubblicati tanti articoli su questo argomento, io stesso ne ho scritti, e sono stati pubblicati in francese e in arabo. Le persone non sono sempre informate, ed è anche vero che questo è un argomento tabù, di cui, anche se hanno letto qualcosa su un giornale, non vanno necessariamente a parlarne nella pausa caffè in ufficio. D’altra parte, la questione dell’Islam e della spiritualità fra le persone LGBT+ è un soggetto molto difficile, perché si parla di individui che sono rifiutati e emarginati, o almeno questo è quello che loro pensano, dalla maggior parte dei musulmani. E questo è vero, la maggioranza dei musulmani, compresi molti musulmani omosessuali, pensa che l’omosessualità è condannata dall’Islam. Quindi è ovvio che quando qualcuno parla con loro di islam loro non si fidano, è un traumatismo, hanno paura, e non ne vogliono nemmeno discutere. Per loro è comprensibilmente un tabù, non bisogna parlarne, bisogna vergognarsi, chiedere scusa, essere discreti, e non lottare per i propri diritti. Pertanto, oltre al discorso psicologico, dell’interiorizzazione di norme, della infra umanizzazione, c’è anche il fatto che hanno concretamente paura, e non ne parlano nemmeno con me. Hanno anche paura di avere paura di parlarne.


Quale è il fattore che
influenza di più la decisione di molti algerini di lasciare il loro paese? E’ l’idea di un Occidente aperto mentalmente e culturalmente, o il malessere che vivono in Algeria?

Entrambi. Il malessere che vivono in Algeria è reale, come è reale anche quello che vivono i non omosessuali, perché la politica del governo è totalitaria e fascistoide, ma l’Occidente è davvero l’Occidente libero che tutti sognano? Cosa è, in fondo questo Occidente? Perché non tutti i paesi europei hanno le stesse politiche in materia di accoglienza di rifugiati, con buona pace della Convenzione di Ginevra, e non tutti sono aperti e tolleranti nella stessa maniera. Assolutamente no. La Francia, per esempio. Quando mi chiedono: “posso venire in Francia”, io dico sempre: “no, qui saresti sono, senza famiglia, e la Francia ti rifiuterà, perché c’è l’islamofobia, il razzismo, una forte crisi economica, e tutto questo è legato”. Già noi seconde generazioni, nate o cresciute qui, viviamo male, e per i rifugiati è ancora peggio, perché non hanno diritti. Per un anno, un anno e mezzo o ancora di più, mentre esaminano il tuo dossier, tu non puoi lavorare, c’è chi entra nel giro della tratta delle prostitute e dei prostituti, o nel traffico di droga per sopravvivere in Francia, persone LGBT+ che vengono dalla Palestina, dall’Arabia Saudita ecc. Invece paesi come l’Olanda, la Svezia, accolgono sul serio, si arriva, si è ospitati in un centro, in poco tempo studiano il tuo dossier e ti danno cinquanta euro a settimana più le spese quotidiane personali. Ti danno vitto e alloggio, e un aiuto economico mentre studiano la tua domanda, e la procedura dura poco tempo. Pochissimi paesi però fanno così, ed è veramente difficile avere un visto per questi paesi, oltre al fatto che nessuno o quasi lassù parla francese, e questo è un serio problema per i richiedenti asilo magrebini. Per fortuna anche in alcuni paesi africani si sta muovendo qualcosa, per esempio in Sud Africa stiamo costruendo, se Dio vorrà, un centro d’accoglienza inclusivo al cento per cento. Dall’arrivo in aeroporto, la persona ha il diritto di chiedere lo statuto di rifugiato politico, le verranno dati subito dei documenti, che danno il diritto di lavorare e studiare in quel paese. E’ straordinario, per l’Africa e non solo: in tre mesi si ottiene una risposta sul permesso di lungo periodo, sì o no. Poi si può fare appello in breve tempo in caso di diniego. Una volta ottenuto lo statuto di rifugiato poi, in Sud Africa si può lavorare, trovare un appartamento, rivolgersi a molte associazioni che posso dare un aiuto concreto, soprattutto nelle grandi città, come Città del Capo o Johannesburg, perché nelle zone di campagne purtroppo persiste la vecchia mentalità conformista, senza prevenzione per l’AIDS, senza centri LGBT, ecc. Comunque la politica sud africana è la più accogliente nei confronti delle persone LGBT in tutto il continente, e questo gli algerini non lo sanno, lo stanno scoprendo solo ora perché si comincia a parlarne. La Francia invece non è per niente un paradiso, e se non si è preparati può persino diventare un inferno.

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Cosa ti ha spinto a lottare per l’apertura di una mosche inclusiva? Non hai paura? Avresti potuto sposarti, scrivere i tuoi libri, aprire la moschea, rimanendo in Algeria?

Se avessi fatto in Algeria tutto quello che ho fatto all’estero, avrei avuto dieci anni di prigione o sarei direttamente morto, quindi no, non avrei potuto farlo. Però anche in Europa ho dovuto lottare, fin dall’inizio, da quando sono diventato sieropositivo a 19 anni, e prima, quando ho scoperto di essere omosessuale, o prima ancora, quando mi trattavano da “sporco arabo” all’asilo (e avevo cinque anni), quindi il mio vissuto ha fatto sì che io lottassi per affermare le mie identità, le mia progressive fasi identitarie. Non ho deciso di rivoluzionare la società su due piedi, non sono arrivato un bel mattino dicendo “dobbiamo cambiare tutto”. A volte ho paura, ma bisogna non lasciarsi paralizzare, continuare a lavorare. Perché ho cominciato a fare tutto questo? Perché mi è stato chiesto, ho cominciato ad aiutare gli altri, e questo ha aiutato anche me. Studiare psicologia all’università e aiutare le altre persone mi ha fatto comprendere molte cose su di me, sulla natura umana, sulla sociologia, e mi ha permesso di decostruire tante paura, tanta ignoranza, tanto panico, di comprendere cosa stava succedendo, di gestire meglio i rapporti sociali, reagire nel modo corretto alle discriminazioni, alla violenza verbale ecc. A poco a poco sempre più gente mi ha chiesto di fare di più, di aiutare di più. Quando ho cominciato a lavorare alla moschea, quando mi sono sposato in Su Africa, e ne ho cominciato a parlare in Francia, e ho fatto una celebrazione religiosa del nostro matrimonio civile, qui a Parigi, con la mia famiglia, la stampa ha cominciato a parlare di me, e da tutta la Francia, dall’Algeria e da altrove sono venute tante persone per celebrare il loro matrimonio. Anche delle persone eterosessuali, che mi dicono “sono una donna musulmana, mio marito è cattolico, nessun prete e nessun imam vuole sposarci anche se la Bibbia e il Corano non lo vietano, sposaci tu, per favore”, oppure “la mia compagna, transessuale, è morta, aiutami a fare una preghiera per i morti, in moschea non me la fanno fare”, ecc. Quindi mi sono messo a fare il lavoro di imam, anche se all’inizio eravamo solo un’associazione di musulmani omosessuali, ed è stata una scelta pericolosa, perché c’era gente che cominciava a dirci “voi mischiate tutto, ci uccideremo”, in maniera esplicita, e ne ho parlato in associazione, e ho proposto, per non creare problemi a “Musulmani di Francia”, di creare un’associazione gemella che aveva proprio il compito di gestire la moschea inclusiva, e abbiamo fatto così. E poi abbiamo cominciato a formare nuovi imam, e attualmente a Parigi ne abbiamo due.

Quindi il tuo è un matrimonio, civile, non religioso islamico.

Nell’Islam il matrimonio non è un sacramento come per la chiesa romana, ma un semplice contratto.
E anche la stessa chiesa cattolica medievale, sposava degli uomini fra loro, delle benedizioni dei monasteri, fra uomini che si giuravano fedeltà ecc. ecc. Cosa erano queste cose? Oggi le chiameremmo matrimoni. Possiamo dibattere a lungo, gli storici non sono mai d’accordo sulla maniera in cui considerare queste relazioni, se erano amorose, sessuali oppure no, ma in ogni caso unioni fra persone dello stesso sesso esistevano nell’Europa medievale, venivano celebrate nei monasteri anche all’interno di ordini religiosi. Poi il potere della chiesa è intervenuto per dire “voi potete sposarvi, voi invece no”, ed è interessante notare come anche fra i musulmani ci sia stata la stessa evoluzione: alcuni imam, un certo tipo di dogmatica, hanno voluto appropriarsi delle scelte individuali, utilizzando quello che Michel Foucault chiama biopotere, il potere di controllo di chi dice “spetta a me decidere chi può andare a letto con chi, chi si sposa con chi, chi deve avere figli e con chi”. Ma con che diritto? E’ scritto sul Corano, sulla Bibbia cristiana, sulla Torah? No, da nessuna parte. E’ ancora una volta una questione politica, di biopotere, di controllo fascistoide dell’individuo, che non ha niente a che vedere con la spiritualità. Quindi, dicevo, per me non c’è stato un matrimonio religioso, perché in islam non c’è; in islam è un contratto sociale, con dei testimoni, una proposta, un’accettazione. Per la tradizione islamica il matrimonio è un fatto, una scelta, che viene accettata dagli altri, come quando si compra un appartamento, un’automobile, o un cammello. La tradizione può evolvere, è vero, ma gi la tradizione, se la si conosce davvero, ha in sé il necessario per non sottomettersi al controllo del biopotere totalitario e fascistoide di un’élite politica, religiosa, protosociale.

Credi che in un futuro più o meno lontano si possa arrivare a una nuova interpretazione condivisa delle fonti islamiche che non si rapporti più all’omosessualità in termini di condanna?

Un altro bellissimo libro, di Emanuel Todd, che si intitola “Allah non c’entra niente”, può essere molto utile a capire qualcosa. Todd fa un’analisi sociologica, demografica, politica, del mondo arabo-musulmano, delle comunità musulmane, e ci dice che “Allah non c’entra niente”, nel senso che la natura del problema dell’intolleranza non è religiosa. C’entrano la demografia, la sociologia, l’economia capitalistica… molto più che la religione, la cultura araba o l’islam. Quindi penso che in giorno in cui il mondo arabo-musulmano, i paesi, le società, le comunità della diaspora andranno meglio economicamente e intellettualmente, accedendo al potere, ma nel senso di polis, di gestione di sé stessi e di condivisione delle responsabilità comuni (perché tutti siamo “empowered”, abbiamo tutti il potere di liberarci di ogni sorta di di dominazione e sfruttamento, politico, economico, religioso ecc.), il giorno in cui la maggioranza degli arabo musulmani capirà di avere questo potere, ci si potrà emancipare come chiunque altro, come è successo nel mondo occidentale, e ci lasceremo dietro di noi per sempre gli odioso pregiudizi sull’omosessualità e la transessualità. “Ah, sarà la fine del mondo, sono degli animali, si accoppiano fra di loro!”, oppure, “non ci riprodurremo più, non nasceranno più bambini..”, sono paure ataviche che un giorno spariranno.
Siamo più di sette miliardi sulla terra, credo che il giorno in cui gli arabo-musulmani capiranno questo, capiranno anche che l’omosessualità non è una maledizione, anzi, può perfino essere una benedizione, perché permette di capire meglio che l’amore non è solo fare figli.

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Tanto amore per Ludovic Mohamed, Vincenzo e Valentina

2 risposte a "L’imam Ludovic Mohamed Zahed si racconta, tra Islam e Queerness – SLUM"

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  1. Nel corano si condanna espressamente l’omosessualità, nella sura IV, versetto 16

    “Se si tratta di due maschi che si lasciano andare alla gravità di uno scandalo, sotto con la tortura!”

    “per avere salva la vita” gli omosessuali si devono “pentire e ravvedere e non essere più omosessuali” (come poi viene specificato allo stesso versetto). Controllate voi stessi (stesse).

    così come alla sura IV, versetto 34 si legge:

    “Gli uomini hanno sulle donne autorità per la preferenza che il Dio ha concesso al maschio sulla femmina e a causa di ciò che essi hanno speso per loro delle sostanze proprie
    Le femmine che si rispettano sono sottomesse, gelosamente custodiscono l’onore in assenza del marito in cambio della protezione che il Dio ha concesso loro.Temete l’infedeltà di alcune di esse? ammonitele, relegatele sui loro giacigli in disparte, picchiatele; ma se tornano a miti sentimenti di obbedienza, allora basta, va bene così. Il Dio è altissimo e grande in verità.”

    aprite voi stessi (stesse) un corano, e leggete. Vi ho messo la sura e i numeri dei versetti.

    Non può esistere il femminismo islamico o l’attivismo LGBTQ islamico perché il dio in questione ha condannato l’omosessualità e ha sancito la sottomissione femminile.
    La stessa cosa parlando di altre religioni patriarcali, fondate da uomini di millenni fa.

    Vorrei sapere perché queste due versetti del corano non vengono mai menzionati da femministe islamiche e gay islamici. Perché non li citate? sono stati scritti e sono volontà del vostro Dio. Non è che non citarli, li fa sparire dal corano (come forse vi piacerebbe)

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    1. Car*, ti auguriamo una buona lettura, sperando che ti faccia idea di cosa stai scrivendo. Sotto il terzo commento che hai lasciato ti abbiamo risposto ancora più parzialmente, adesso ecco un’infarinatura più completa

      alcuni articoli e della documentazione sul tema “Islam e omosessualità” e, alla fine della lista, dei libri. (questa è la versione più aggiornata).
      Come primo link abbiamo messo un post dal gruppo in cui si discute spesso anche di questi temi, perché purtroppo è successo che il sito coreano da cui vedevo gli hadith ha chiuso i battenti. Ester è riuscita a salvare qualcosa e l’ha pubblicato.

      https://facebook.com/groups/432861643725880?view=permalink&id=529131817432195

      Appunti di Ludovic Mohamed Zahed (lui http://temi.repubblica.it/micromega-online/imam-e-gay-la-mia-rivoluzione-nell-islam/ )

      Alcuni articoli su http://xn--ilgrandecolibr-ylb.com/, sito di articoli (anche sul’Islam) trascritti, scritti e revisionati da musulman*, non musulman* e ex musulman*.
      1 https://www.ilgrandecolibri.com/sessualita-e-matrimonio-nellislam-moi/
      2 http://www.ilgrandecolibri.com/islam-e-gay-integralisti-vs-liberali/
      3 https://www.ilgrandecolibri.com/interpretare-il-corano-il-dibattito-moi/
      4 https://www.ilgrandecolibri.com/sodoma-omosessuali-o-miscredenti-moi/
      5 https://www.ilgrandecolibri.com/eunuchi-non-tutti-sono-eterosessuali
      6 http://www.ilgrandecolibri.com/eunuchi-e-identita-queer-nel-corano-moi/
      7 http://www.ilgrandecolibri.com/islam-e-islamismo-non-e-lo-stesso-moi/
      8 https://www.ilgrandecolibri.com/sharia-e-femminilita-un-percorso-moi/

      L’articolo di Rosanna Maryam:
      https://www.ilgrandecolibri.com/sessualita-diritto-islamico-omosessualita-fonti/

      sul Profeta (pbsdl)
      https://www.ilgrandecolibri.com/maometto-non-condanno/

      Un’importante analisi di Tahar Lamri:
      https://sonolunicamia.com/2018/12/16/lislam-non-condanna-lomosessualita-e-non-reprime-i-generi-lanalisi-di-tahar-lamri-slum/

      Imam, musulman*, attivist* queer:
      – imam: https://sonolunicamia.wordpress.com/2017/05/17/5-imam-apertamente-gay-17-05-17-giornata-contro-lomo-bi-transfobia/
      – lei parla: https://sonolunicamia.wordpress.com/2017/05/17/musulmani-e-lgbt-accettando-lintersezione-tra-fede-e-sessualita/?iframe=true&theme_preview=true
      – being queer feeling muslim: https://sonolunicamia.com/2019/09/03/being-queer-feeling-muslim-lia-darjes-racconta-le-persone-lgbt-e-il-loro-rapporto-con-la-religione/
      – Drew Dalton per Hidayah https://sonolunicamia.com/2018/08/29/sono-musulmano-e-bisessuale-e-ne-sono-fiero-slum/
      https://muftah.org/transgender-muslim-america-islamophobia/#.WT6FMOvyiUn
      http://www.dailymail.co.uk/news/article-2411152/Lucy-Vallender-Former-male-TA-soldier-UKs-transgender-Muslim-woman-MARRIED.html
      http://www.thedailybeast.com/why-does-gay-sex-scare-modern-muslims-it-didnt-in-the-golden-age
      http://www.independent.co.uk/voices/as-a-gay-british-muslim-this-is-what-i-think-of-the-survey-finding-over-half-of-british-muslims-want-a6978881.html?fb_ref=Default
      http://www.gaystarnews.com/article/happens-come-public-gay-muslim/

      Progetto Gionata http://www.gionata.org/il-cammino-dellaccettazione-della-diversita-lgbt-nel-mondo-islamico/

      Esempi di ramadan queer http://www.tanqeed.org/2014/12/a-very-queer-ramadan/

      Documentario “A sinner in mecca” https://www.youtube.com/watch?v=o7CugLjIigU
      homophobia http://www.huffingtonpost.ca/junaid-jahangir/xulhaz-mannan-death_b_9807148.html

      un paio di video:
      – is LGBTQI halal? https://www.facebook.com/mpvusa/videos/1710647189042601/UzpfSTIwOTM5MTM5NTgzNDg2MjoxNzEwNjc4NjA5MDM5NDU5/
      – La Repubblica sulle moschee inclusive: https://www.facebook.com/Repubblica/videos/10156491387481151/

      qualche pagina
      https://www.facebook.com/ilColibriLGBT/
      https://www.facebook.com/AllahLovesEquality/
      https://www.facebook.com/MuslimsAgainstLGBTHate/
      https://www.facebook.com/mpvusa/?fref=ts
      https://www.facebook.com/universalistmuslims
      https://www.facebook.com/sonolunicamia/
      https://www.facebook.com/hidayahlgbt/

      Direttamente dal magazzino di Sono l’unica mia. alcuni libri:

      Libri utili: Genere & sessualità: Islamic homosexualities (Culture, History, Literature) – Stephen Murray & Will Roscoe Homosexuality in Islam – Scott Siraj al-Haqq Kugle Before homosexuality in Arab-Islamic World, 1500-1800 – Khaled El-Rouayheb Antropologia dell’amore (Eros e culture) – Dino Burtini Che genere di Islam – Jolanda Guardi & Anna Vanzan The origins and role of same-sex relations in human societies – James Neill – Le trasgressioni della carne a cura di Umberto grassi e Giuseppe Marcocci

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