Il contributo storico delle donne nell’edificazione della civiltà musulmana – Asma Lamrabet – SLUM

Questo articolo proviene dal sito della Dottoressa Asma Lamrabet (qui) ed è la traduzione della compagna Sonia Barbaro.

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È universalmente riconosciuto che l’edificazione della civiltà islamica è incominciata con la creazione della prima comunità a Medina e che il Corano fu incontestabilmente la base di questa prima pietra della civiltà islamica. È l’emigrazione verso Medina il momento forte che portò alla nascita della prima società musulmana, è questo evento che crea una rottura con l’antico ordine sociale fondato sul primato delle relazioni tribali e su uno dei politeismi più arcaici.
È grazie all’Islam e dunque al messaggio universale del Corano che la civiltà arabo-musulmana è potuta nascere a Medina e diffondersi per secoli su tre continenti, dall’India alla Spagna e dall’Asia centrale al cuore dell’Africa.
È una civiltà, come affermano alcuni, che andrà a dominare l’universo.
La civiltà musulmana, eretta a partire dall’ultimo messaggio spirituale monoteista, regnerà in meno di un secolo dalla morte del Profeta dell’Islam (Mohamed) su quasi la totalità del mondo conosciuto all’epoca.
È una civiltà ben diffusa e ben sviluppata grazie alla fede islamica e tutti gli storici, musulmani e non, affermano che questa realtà dell’Islam è inconfutabile. L’Islam è dunque la religione che in quanto messaggio strutturale ha instaurato i primi pilastri di questa civiltà e che ha stravolto le disposizioni culturali di tutte le società con le quali è entrata in contatto.
La civiltà in quanto “vita sociale” o “omrane el bachari” è, come afferma Ibn Khaldoun, indispensabile all’umanità e al suo sviluppo. È nei principi universali dei testi sacri dell’Islam che la civiltà islamica si appoggia per costruire il proprio progresso e che è ha portato ad il meglio dell’inventiva e della creazione umana che la civiltà umana abbia conosciuto e durante sette secoli questa civiltà si prende in carico l’essenziale della cultura mediterranea, quella universale, del medioevo.
L’edificazione sociale di questa civiltà è stata frutto dello sforzo e della creatività degli esseri umani, uomini e donne, che insieme hanno partecipato all’apogeo di una cultura musulmana universale.
La gloria e la riuscita che ha conosciuto durante secoli di civilizzazione non sono dovute ad un caso, ma ad un duro lavoro intellettuale e ad una predisposizione mentale definita secondo l’etichetta coranica, che i pensatori, i saggi e i filosofi musulmani hanno perseguito e rispettato durante le loro vite. Le donne hanno largamente contribuito, almeno nei primi secoli, allo splendore di tale civiltà, anche se la storia musulmana sembra ignorarle sempre.
In effetti, come si può immaginare che questa civiltà possa essere così trionfante senza le donne e senza la loro partecipazione attiva? E come ci si può sorprendere dopo che il messaggio spirituale dell’Islam è un messaggio che, dopo la sua prima rivelazione, ha fatto di tutto per liberare uomini e donne dalla loro condizione di ignoranza (jahl) al fine di aprire loro gli orizzonti infiniti del sapere (‘ilm).
Questo sapere è un obbligo (Farida) sia per gli uomini che per le donne, come dirà il Profeta. E’ dunque grazie a questa forza del sapere consolidata e fortificata dalla fede che uomini e donne musulman* doneranno il loro meglio e lasceranno le loro impronte eterne nel ciclo della storia dell’umanità.



Le sapienti musulmane marginalizzate dalla storia, dal tempo e dagli uomini….

È vero che al di fuori di poche donne dei primi tempi della Rivelazione, come Aicha e le altre spose di Mohamed, si sente raramente parlare di altre donne, per quanto numerose, che hanno preso parte nella storia dell’Islam e nell’edificazione della sua civiltà.
Se si prende come unico esempio quello dell’elaborazione delle scienze islamiche è risaputo come donne a partire dai primi secoli successi sono state all’origine, tra molte cose, dell’edificazione delle scienze islamiche e in particolare quelle della scienza degli Hadith che è sempre stata considerata una delle specializzazioni più elaborate delle scienze islamiche.
In effetti il ruolo delle donne sapienti negli hadith è unico nella storia umana fino all’era moderna. Non esiste nessun parallelismo a confronto di questo ruolo straordinario e importante che hanno ricoperto le donne musulmane nello sviluppo, nella preservazione e nella trasmissione del sapere religioso islamico e specialmente quello della tradizione profetica.
Ci sono state numerose donne sapienti che hanno contribuito all’edificazione e alla persistenza delle scienze religiose; durante i primi periodi sono state trattare con il più grande rispetto e con la più grande reverenza.
Delle ricerche hanno scoperto subito dopo i primi secoli successivi alla rivelazione il contributo di 8000 donne in tutti i domini delle scienze islamiche come quelle dell’hadith, del tafssir, del fiqh…

Già le antiche redazioni della storia come quella famosa di Ibn Hajjar riportano la partecipazione di più di 500 donne e in particolar modo il periodo della rivelazione in cui le donne denominate “sahabyates mubayates” hanno partecipato all’instaurazione politica della città di Medina. Ibn Hajjar è stato dunque uno dei rari sapienti ad aver costituito una redazione comprendente le biografie di poco meno di 170 celebri donne sapienti dell’ottavo secolo. La maggior parte di esse sono state insegnanti. Egli ha messo in risalto l’importanza di un gran numero di queste donne diventate punto di riferimento imprescindibile nelle scienze degli Hadith della loro epoca partendo da Juwarirya Bint Ahmed e Aisha fino a Abdelhadi le cui conversazioni attraevano numerosi studiosi da molto lontano per lo studio delle scienze degli Hadith.
Si ritrovano liste di donne in altre antiche opere storiche come quella di Imam Anaway “El katib al baghadi” così come in altri autori che citano delle donne nelle loro compilazioni takim o tabaquat..
Lo studio storico di tali redazione di hadith mostra anche che i più importanti redattori di hadith delle prime generazioni ricevettero il loro titolo distintivo o certificato (ijazas) in materia da parte di donne della tradizione. Dunque ogni redazione maggiore di un autore, era sotto l’autorità accademica diretta da più donne (shuyukhs). Numerose donne sapienti della tradizione tenevano dei corsi e insegnavano ad un vasto pubblico di studenti che ricevevano direttamente da loro la propria ijaza.
Il celebre storico Damas Ibn Assakir ha studiato sotto la formazione di più di 1200 uomini e 80 donne. Ha ottenuto il suo ijaza sotto il Moata dell’Imam Malik da un’insegnante sapiente Zaynab bint Abderrahmane.
Il conosciuto esegeta Jalaj Eddine al Sayout ha studiato la Rissaia dell’Imam Ashafil con una donna: Hajjar bint Muhammed.
In “Muajam Ashuyukh” Abdelaziz bin Oma ibn Fahed (812/1409), ha citato tra i 1100 nomi di sapienti insegnanti dell’epoca quelli di 130 donne erudite di cui alcune sono state certamente le sue stesse professoresse.
La redazione di Hadith per esempio riportano spesso dei nomi d’uomo quando i testi antichi dimostrano che le scienze degli hadith sono state frutto della collaborazione intensa e fruttuosa di un lavoro comune tra uomini sapienti e donne sapienti musulman*.
Si nota allo stesso modo che nelle catene di trasmissione degli hadith si fa sempre riferimento agli uomini degli hadith (rijal ahl al hadith) mentre nella catena di trasmissione Isnad si ritrovano i nomi di numerose donne, non unicamente come semplici persone, ma in quanto autorità imprescindibili per l’autenticazione della raccolta di hadith. Il grande ricercatore orientalista Goldziger ha stimato che il 15% dei sapienti di Hadith dell’epoca medievale erano donne.



Qualche nome celebre di sapienti donne nell’Islam:

OUM ADARDAA: Il suo percorso di vita è edificante. Ella era considerata da alcuni suoi contemporanei come la donna più esperta nelle scienze dell’Hadith e la sua reputazione era più elevata rispetto a quella di alcuni eminenti sapienti come Hassan al Basri e Sirine. Tra i suoi studenti figura non meno che il riconosciuto e celebre Abu Bak Ibn Hazm, giudice di Medina che ricevette l’ordine di redigere le raccolte ufficiali di hadith dal califfo Omar Ibn Abdelaziz. Ella era anche conosciuta per la sua approfondita conoscenza in materia di diritti, era solita dibattere le sue sentenze giuridiche (fatwa) nella moschea di Damasco. Si riporta una sua affermazione: “Ho adorato Dio in ogni maniera ma non ho mai trovato miglior modo di adorarlo se non dibattendo della sapienza (ilm) con gli altri.”
Si ricorda inoltre che Oum Adardaa ha insegnato Hadith e Fiqh nelle moschee a uomini così come a donne. Come prova della sua grande rinomanza all’epoca del califfo di Damasco, Abdelmalik Ibn Marwane andava di persona ad assistere ai suoi corsi pubblici.

KARIMA AL MARWAZYA: Durante il 4° secolo dell’Hegira numerose insegnanti donne avevano come studenti dei sapienti uomini distinti. Karima Al Marwazya è una di loro, era esperta nella conoscenza di Sahih Al Bukhari e numerosi uomini sapienti a partire dallo storico Khatib El Baghdadi assistevano ai suoi corsi tenuti alla moschea della Mecca. È stata rinominata “la migliore dei migliori” nel suo tempo nella conoscenza di Sahih Al Boukhari.

FATEMA BINT AL HUSSEYIN BINT ALI: fu una delle più grandi sapienti del suo tempo, a riprova di ciò diversi storici come Ibn Ishak e Ibn Hicham hanno sostenuto i loro argomenti partendo dalle sue ricerche e dalla sua trasmissione, nelle loro opere sulla vita del Profeta.

NAFISSA BINT EL HASSAN: Nata alla Mecca nel 145, sua madre è Zeineb Bint Al Hassan. è cresciuta a Medina dove durante tutta la sua adolescenza ha studiato presso grandi Ulema dell’epoca e nella stessa sede della moschea del profeta. Ha studiato le scienze dell’Hadith e il Fiqh, è stata per questo soprannominata “la preziosa del sapere”. è dovuta andare in esilio in Egitto sotto le pressioni politiche dell’epoca ed è stata qui ricevuta con un’accoglienza trionfale, prova che la sua reputazione l’aveva preceduta in questa regione. È stata sopraffatta dal numero impressionante di persone che assistevano tutti i giorni ai suoi corsi, ciò motiva per un momento il suo desiderio di tornare a Medina, è l’intervento del wali della città che la convince a rimanere al Cairo. Nafissa è anche conosciuta per la sua grande relazione fraterna e accademica con l’Imam Ashaffi, fondatore di una delle quattro scuole giuridiche islamiche. In effetti tra i due c’è più che fraternità: una grande solidarietà e stima intellettuale reciproca. L’Imam Ashafi visitava spesso Nafissa e durante il mese di Ramadan dirigeva le preghiere del Tarawi nella sua moschea. Ashaffi è stato incontestabilmente uno dei sapienti che più ha affiancato e conosciuto Nafissa e che ha appreso molto da lei e dal suo sapere religioso, pur essendo lui stesso un grande erudito conosciuto dell’epoca. Assisteva comunque spesso ai corsi di Nafissa, o dibattevano insieme a riguardo di diverse questioni giuridiche e dei fondamenti giuridici e la loro solida fraternità a raggiunto un livello tale, che quando lui si ammalava, chiedeva a lei di pregare per lui. È bene notare che anche l’Imam Ibn Hanbal ha studiato presso Nafisa. Questa illustre sapiente ha dunque insegnato a due dei più grandi sapienti musulmani di tutti i tempi, Ashaffi e Ibn Hanbal.

Non essendo possibile citare tutte le donne musulmane della storia islamica visto il loro numero elevato, citeremo solamente qualche altro nome, come quello di Zaynab Bint Abbas al Baghdadya conosciuta per le sue conscenze nell’ambito del Fiqh, la quale assisteva ai corsi tenuti dall’Imam Ibn Tamya.
Anche Chouhda bint el Abra era una grande sapiente di Hadith che ha insegnato a dei sapienti celebri come per esempio Ibn Al Jawzy e Ibn Qudama Al Maqdassy.

Oum Habiba al Asfahanya, la sapiente dalla quale Mundhari affermava di aver ricevuto l’ijaza.

C’è stata anche Sitt Al Wazzarra, diventata nella sua epoca un’autorità religiosa di Baghdad. Era una specialista nella scienza degli Hadith e anche nella giurisprudenza islamica, veniva considerata come “musnida” del suo tempo. Le sue conferenza sul Sahih e su altri domini delle scienze religiose erano notoriamente pubbliche sia a Damasco che in Egitto.

Zaynab bint Ahmded aveva l’abitudine di tenere delle conferenze sulle “musnad” di Abu Hanifa, ma anche su Shamail di Athirmidi e di Attahawi, il celebre Ibn Batouta ha studiato presso di lei così come presso altre donne sapienti di passaggio a Damasco.

L’’ultima donna della tradizione da nominare è Fatema Al Fudaylya, basata alla Mecca dove ha fondato una grande biblioteca e dove insegnava al centro della santa città a dei grandi uomini sapienti che assistevano alle sue conferenze e che hanno da lei ottenuto l’ijaza.



In conclusione:

Per quanto a partire dai primi anni dopo la rivelazione le donne erano presenti al centro del sapere (rappresentato essenzialmente dalla moschea a questo tempo) e partecipavano con gli uomini nell’educazione e nell’apprendimento delle scienze islamiche, oggi esse non sono più citate nei discorsi religiosi contemporanei, anzi sono escluse dai grandi centri di sapere religiosi per il semplice fatto di essere donne.
Nelle nostre moschee moderne non hanno più diritto di parola e sono relegate al fondo della sala di preghiera dove devono far prova di discrezione se non addirittura di invisibilità totale.
Si ritrovano in manoscritti storici di numerosi ricercatori i nomi di numerose donne sapienti che insegnavano a delle assemblee miste. In questo circolo di studio e di sapere non esisteva la segregazione e le donne assistevano sia come studentesse che come insegnanti.
Le sapienti conosciute come “Musnidat”, coloro che autenticavano la validità del contenuto degli Hadith erano conosciute fino al decimo secolo dell’Egira. Si ritrova il loro nome nelle liste di certificazione dei manoscritti degli ijazat. In Egitto degli ulema donne hanno dato degli ijazat pubblicamente fino alla conquista ottomana.
Si percepisce attualmente che i musulmani hanno familiarità solo con qualche nome delle donne dell’epoca del profeta ma sembrano ignorare le mille altre sapienti che erano presenti durante i secoli successivi alla prima generazione. Ciò costituisce un’immensa lacuna per la memoria di questa civiltà. Viene così trascurata una dimensione della storia della civilizzazione islamica.
Si deve notare che la nozione di scienze islamiche per le prime generazioni includeva tutte le scienze e non solo quelle direttamente legate alla religione propriamente detta, come la medicina, l’astronomia, la letteratura… L’insegnamento delle scienze islamiche coinvolgeva uomini e donne e tra loro se ne ritrovano davvero pochi che non abbiano studiato presso una donna. La ricerca del sapere era un diritto sia per uomini che per donne. Non vi era alcuna divisione tra i due sessi sia durante l’insegnamento che durante l’apprendimento.
L’impegno delle donne nelle scienze islamiche in generale (teologia, storia, diritto, grammatica) e il loro ruolo importante nell’arricchimento dell’insegnamento e del sapere è stato imprescindibile, tale ruolo però ha iniziato a decadere dal decimo secolo dell’Hegira. Il nome delle donne presenti nella storia delle scienze islamiche ha incominciato a diminuire considerevolmente. Dopo il sedicesimo secolo dunque il nome delle donne sapienti è drasticamente calato, esse sono state poco a poco marginalizzate mentre la funzione degli ulema è divenuta la più ufficiale, Il declino dell’apporto femminile ha avuto un grande peso e delle conseguenze importanti sul declino di questa civiltà.
Come ben dirà Akram Nadwy, l’interdizione o la marginalizzazione delle donne dalle sfere di sapere è simbolicamente comparabile al seppellimento delle figlie femmine ancora vive durante la Jahilia (epoca pre islamica).
In effetti negando loro il sapere, le si è impedito di vivere liberamente in quanto esseri umani, dotati di ragione e di intelletto e le si è perciò seppellite vive.

Nel marginalizzare le donne dal centro del sapere, le si è confinate negli harem, dove venivano considerate ormai come corpi, fonte di piacere, di divertimento e di frivola lussuria e si è incominciato ufficialmente a sotterrare una parte vitale della ricchezza della civiltà islamica.

Asma Lamrabet
traduzione di Sonia Barbaro

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