Diwali è celebrato da secoli dalle persone musulmane – SabrangIndia – SLUM

Diwali, la festa delle luci, è una festa tradizionale indiana che coinvolge attivamente soprattutto induistu, sikh, jainistu e buddistu. Tuttavia, la celebrazione è aperta davvero a tuttu, anche alle persone musulmane che la festeggiano da secoli.

L’articolo originale è stato scritto nel 2019 da Ishmeet Nagpal e pubblicato su SabrangIndia (qui), poi tradotto verso l’italiano da Sveva Basirah Balzini.


Si discute molto sullo scoppio di petardi in occasione della festività di Diwali per via dei danni all’ambiente. Alcuni difensori dei petardi hanno affermato che il divieto dei petardi sotto Diwali è anti-induista. Probabilmente potrebbe sorprendere qualcuno venire a sapere che questa tradizione affonda effettivamente le sue radici nel modo in cui gli imperatori Mughal celebravano Diwali.

Fu Muhammad bin Tughlaq, che governò Delhi dal 1324 al 1351, a diventare il primo imperatore a celebrare una festività induista all’interno della propria corte. Fu celebrata in modo modesto e con bonomia e buon cibo, organizzata dalle moglie induiste di Tughlaq.

Questa tradizione continuò per generazioni fino a quando Akbar salì al trono dell’Impero Moghul e insistette affinché Diwali diventasse una grande festa all’interno della corte. Il Rang Mahal, nel complesso del Forte Rosso, fu designato come il centro per le celebrazioni reali della festa delle luci Jashn-e-Chiraghan (come veniva chiamato allora Diwali), e i festeggiamenti si svolgevano sotto gli occhi dello stesso re Moghul.

Akbar dette inizio anche alla tradizione di offrire dolci come forma di augurio di buon Diwali. Gli chef di tutti i regni hanno cucinato prelibatezze alla corte Moghul per l’occasione. Le pietanze come ghevar, petha, kheer, peda, jalebi, phirni e shahitukda sono diventate parte del thali (piatto unico su cui vengono messi i cibi che tuttu possono mangiare, ndr) celebrativo che ha accolto gli ospiti a palazzo per le celebrazioni. Durante Diwali alla corte di Akbar veniva letto il poema epico induista Ramayana, seguito dalla messa in scena di un’opera teatrale raffigurante il ritorno dell’eroe Rama ad Ayodhya. Questa tradizione ha rafforzato l’impero di Akbar, scrisse il suo biografo Abu’lFazl in Ain-i-Akbari, poiché ha aiutato il re a legare meglio con i suoi sudditi induisti e ha incoraggiato molti mercanti musulmani a partecipare ai festeggiamenti.

Shah Jahan ha arricchito ancor di più le celebrazioni incorporando il festival musulmano del capodanno “Newroz” nel Diwali, rendendolo il festival congiunto più grande dell’impero. Invitò chef da tutta l’India e fece importare molti ingredienti dalla Persia affinché gli chef preparassero i dolci più deliziosi (ricette provenienti da ben 56 regni diversi); questa divenne una tradizione di Diwali. Aurangzeb ha anche seguito la tradizione di inviare dolci ai nobili sotto Diwali.

Un altro rituale che ha segnato la festività durante l’impero Moghul riguarda la tradizionale illuminazione del Surajkrant, la fonte permanente di luce e fuoco dell’impero. Secondo lo storico R. Nath, il processo iniziava a mezzogiorno. Quando il sole entrava nel 19° grado dell’Ariete, i servi reali esponevano una pietra rotonda e splendente chiamata Surajkant ai raggi del sole. Un pezzo di cotone veniva tenuto vicino alla pietra, che poi prendeva fuoco per il calore. Questa fiamma celestiale veniva conservata in un recipiente chiamato Agingir (pentola per il fuoco) e successivamente utilizzata per illuminare la “Akash Diya” (lampada nel cielo), che era una lampada gigante posizionata in cima a un palo alto 40 metri e sostenuto da sedici funi.

Shah Jahan creò a quanto pare la tradizione di Akash Diya come un’ode all’armonia religiosa quando fondò la città di Shahjahanabad. La tradizione dei fuochi d’artificio durante il Diwali viene attribuita anche all’allestimento di un elaborato spettacolo pirotecnico sulle rive dello Yamuna durante le celebrazioni, proprio su proposta dello Shah.

Anche l’ultimo degli imperatori Moghul, Bahadur Shah Zafar, organizzò spettacoli teatrali durante Diwali al Forte Rosso, in corrispondenza col festival induista Laxmi Puja, che era aperto al pubblico. Inoltre, sarebbero stati fatti partire i fuochi d’artificio vicino a Jama Masjid, Delhi. Il libro di William Dalrymple, “The Last Mughal: The Fall of Delhi, 1857”, dice: “Zafar stesso confrontò sette tipi di grano, oro, corallo, ecc. e ne diresse la distribuzione tra i poveri”. Anche agli ufficiali induisti furono offerti dei doni per l’occasione.

Nell’India contemporanea, vediamo queste tradizioni vivere sotto forma di celebrazioni sincretiche del Diwali da parte dellu musulmanu. Dall’illuminazione dell’Haji Ali Dargah (‘dargah’ è mausoleo) a Mumbai alle decorazioni e ai diyas (candele fatte d’argilla) che adornano l’Hazrat Nizammudin Dargah a Delhi (un Grande mausoleo, hazrat dargah, dedicato al santo sufi Nizamuddin Auliya), lu musulmanu prendono parte alle celebrazioni Diwali di questa nazione. Il dargah di Baba Hazrat Maqbool Hussein Madani vicino a Shanivar Wada, Pune, è decorato con i diyas durante ogni Diwali da vent’anni, da quando una famiglia induista della zona aveva chiesto di accendere un diya per questo mausoleo. A poco a poco, altre persone hanno iniziato a seguire questa pratica e ora ogni anno i residenti di Shanivar Wada raccolgono denaro per acquistare diyas e decorazioni per illuminare questo dargah che è stato costruito nel 13° secolo.

Il dargah di Kammruddin Shah a Jhunjhunu, Rajasthan, ha una storia simile. Induistu e musulmanu celebrano là insieme il Diwali per onorare una storia antica di 250 anni, la bella storia di amicizia tra il santo sufi Kammruddin Shah e il santo induista Chanchalnathji, i quali si incontravano in una grotta che collegava il dargah e l’aashram (luogo di meditazione) di Chanchalnathji. I residenti credono che sia loro dovere morale continuare la tradizione dell’unità induista-musulmana accendendo diyas e fuochi d’artificio assieme in questo luogo.

Mentre il dibattito sui fuochi d’artificio infuria, le persone dovrebbero tenere a mente che parliamo di un problema prettamente ambientale. Lu induistu e lu musulmanu dell’India non hanno bisogno di impantanarsi nell’ennesima questione divisiva senza alcuna parvenza di logica. Celebriamo e onoriamo Diwali insieme da secoli e dobbiamo seguire gli antichi esempi di amicizia e armonia per unirci per le cause che contano. Stiamo tuttu costruendo il futuro della nostra prossima generazione proprio ora, non vorremmo forse che i nostri figli possano crescere in un ambiente accogliente, armonioso e sano?

Questo Diwali, se scegli di celebrare, tieni conto dell’ambiente, dell’inquinamento atmosferico e acustico; celebra il Diwali con i tuoi amici e vicini di casa indipendentemente dalla classe sociale o dalla religione. Possa la luce delle candele pervadere le nostre vite con calore e amore, buon Diwali!

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