Cosa dice veramente il Corano rispetto al velo delle donne? – Tedx Talks – SLUM

Gli estremisti, i fondamentalisti e i bigotti dicono di voler purificare l’Islam e parlano molto delle donne. Di cosa dovrebbero indossare, fare, pensare. Parlando completamente a sproposito. Trattiamo la questione del velo analizzando i versetti del Corano, anche per come sono stati strumentalizzati e fatti legge.

Questo testo è la traduzione dall’inglese all’italiano di Dalila Khbizy del TedTalk di Samina Ali (qui). Segnaliamo, inoltre, che il romanzo di Ali è disponibile anche in italiano e si chiama “Giorno di pioggia a Madras” (Madras on Rainy Days). C’è su diversi siti tra cui IBS.


Vi porterò indietro nel tempo di 1400 anni, nella città di Medina, Arabia Saudita. Ai tempi in cui al profeta Muhammad (SAWS) fu dato il compito di trovare una soluzione per le donne che venivano attaccate e molestate nella città. La situazione era questa: intorno al 600 DC, molto prima della moderna convenienza degli impianti idraulici, quando una donna che si svegliava nel bel mezzo della notte con l’urgenza di andare in bagno era costretta a uscire a piedi, superare la periferia e andare da sola nel bel mezzo della natura, per la privacy.

Che ci crediate o no, un gruppo di uomini cominciò a vedere un’opportunità nella situazione, e cominciò a soffermarsi nelle periferie della città. Ecco i loro volti nascosti nell’oscurità a guardarle. Se una donna capitava lì e indossava un jilbab, che era un indumento simile a un cappotto, gli uomini sapevano di doverla lasciare in pace. Un jilbab, secoli fa, era uno status symbol, come un trench Burberry o una giacca Chanel: significava che quella era una donna libera, protetta dal suo clan. Lei non avrebbe avuto alcun problema a denunciare l’aggressore, ad identificarlo. Ma se la donna che camminava di notte non indossava il jilbab, se era vestita in maniera più leggera, e l’uomo sapeva del suo status di schiava, la attaccava.

I membri della comunità, preoccupati, presentarono la situazione al Profeta, e come nel caso di molte altre questioni sociali, politiche e familiari che egli affrontò durante la sua missione profetica, egli la sottopose a Dio. E un verso fu rivelato per il Corano, il Libro sacro dell’Islam: “Oh, Profeta”, si legge, “dì alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne dei credenti di avvolgersi nelle loro vesti. Così è meglio, in modo che non possano essere riconosciute e molestate”. Basicamente, il versetto consiglia alle donne di vestirsi in maniera simile tra loro, così che non possano essere distinte una dall’altra, individuate e attaccate.

Dunque, ad un primo sguardo, potrà sembrare una soluzione semplice, ma si scoprì che non lo era. La prima società musulmana era tribale, e strettamente attaccata al suo ruolo sociale, e l’idea che una schiava somigliasse a una donna libera era quasi un insulto. E poi c’era il problema pratico: come una schiava avrebbe potuto lavorare se il suo corpo fosse stato stretto da un cappotto? Come avrebbe cucinato, pulito, preso l’acqua?

Alla fine, gli studiosi musulmani stabilirono che il modo in cui la donna musulmana si sarebbe dovuta vestire fosse basato su due considerazioni: la sua funzione nella società – quel che potremmo considerare il suo lavoro, il suo ruolo – e i costumi specifici della società. Un “when in Rome” [1]. Ai musulmani piace prendere regole basate sulla storia e portarle nell’era moderna, quindi facciamolo. Il modo di vestire di una donna dovrebbe essere basato sul suo lavoro e sulla società in cui si trova. Quindi questo cosa significa, per una donna musulmana che oggi vive in America? Per prima cosa, significa che io ho un ruolo in questa società, una funzione e che posso portare un contributo. Secondo, significa che quando io do il mio contributo e vivo in una società in cui velarsi non è da costume, e potrei anche essere molestata se lo faccio, indosso ciò che è da costume, tipo un vestito, i jeans, i pantaloni da yoga, che non solo è accettato: è raccomandato.

Ma un momento, questo è giusto?

Dopotutto, non siamo tutti arrivati alla conclusione che una donna musulmana deve velarsi? Che il velo è un requisito della sua fede?

Abbiamo anche un termine associato al velo femminile musulmano, un termine arabo che tutti abbiamo sentito usare: hijab.

Quindi, forse l’ho mancato. Forse il requisito del velo femminile è in un’altra parte del Corano.

Per quelli di voi che non lo sanno, il Corano consiste in 114 capitoli, ogni capitolo è scritto in versi, come una poesia. Ci sono più di 6000 versetti nel Corano, e di questi 6000 versetti solo 3 si riferiscono a come una donna dovrebbe vestirsi. Il primo è il versetto riguardante ciò che vi ho già raccontato. Il secondo è un versetto che parla direttamente alle mogli del Profeta, chiedendo loro di cominciare a vestirsi con un po’ più di modestia, per il loro ruolo, la loro funzione nella società come mogli del Profeta. E il terzo versetto è simile al primo, perché è stato rivelato per rispondere a una situazione storica specifica. Delle classifiche mostrano che il costume, la funzione della moda durante l’epoca pre-islamica era per le donne quella di indossare una sciarpa in testa, chiamata khimar, che era piegata dietro le orecchie e fatta scendere sulla schiena. Davanti una donna indossava una veste stretta, o un corsetto, che lasciava aperto esponendo i propri seni. Tipo le immagini che vedete su Game of Thrones! Quando l’Islam si è espanso in tutta la penisola arabica, un verso è stato mandato, e chiedeva a queste donne che indossavano questa sciarpa o anche altri indumenti di coprirsi il seno. Questo è quanto. Questo è, basicamente, tutto ciò che c’è scritto sul Corano riguardo come una donna dovrebbe vestirsi.

Spunta il fatto che Dio non dà una serie di parti del corpo della donna che vorrebbe venissero coperti; infatti potrebbe essere discusso, e lo è, da un sacco di studiosi dell’Islam, che la ragione per cui questi versetti sono stati lasciati intenzionalmente vaghi è che una donna possa decidere da sé come vestirsi in accordo alla sua cultura specifica, e alla progressione temporale.

E il termine “hijab”, indovinate? Non è in nessuno di questi tre versetti. Infatti, da nessuna parte nel Corano c’è un diretto collegamento al velo femminile. Non dico che la parola non appaia nel Corano, perché appare. Ma quando appare in verità è usata correttamente per intendere una barriera, un divisore. Come le barriere che esistono tra noi umani e il divino, o tra credenti e non credenti. O significa una barriera, uno schermo fisico dietro cui era richiesto che stessero gli uomini all’epoca del Profeta perché parlasse in intimità con le sue mogli. O intendeva l’isolamento, la separazione che Maria cercò quando stava per dare alla luce Gesù.

Quella separazione e quell’isolamento significano “hijab”. Quello schermo fisico, significa “hijab”. Quella barriera, quel divisore significa “hijab”.

“Hijab” non significa velo femminile.

E ancora, non è strano che i veri significato del termine – separare, schermare, dividere – siano i termini a cui pensiamo quando pensiamo a una donna musulmana?

Perché non dovrebbero?

Abbiamo visto il modo in cui alcune donne musulmane vengono trattate nel mondo: se prova ad andare a scuola le sparano in testa, se prova a guidare una macchina va in prigione, se prova a prendere parte alla vita politica del suo Paese per essere ascoltata e “contare”, viene assalita pubblicamente. Dimenticatevi di quando gli uomini se ne stavano nascosti nella periferia della città, alcuni uomini si sentono giustificati ad assalire una donna sul marciapiede, così che il mondo veda. E a loro non interessa nascondere la propria identità, sono più interessati a fare scalpore nel mondo. Sono troppo occupati a fare video e a pubblicarli su YouTube vantandosi di ciò  che hanno fatto.

Perché non interessa loro nascondere i loro crimini? Perché non sentono di aver commesso alcun crimine. È la donna che ha commesso il crimine, è la donna che ha avuto questa simpatica idea nella sua testa che la fa uscire fuori casa, nella società, credendo di poter contribuire. E tutti sappiamo che le donne onorevoli stanno a casa, le donne onorevoli rimangono invisibili, proprio com’era abitudine fare per le donne onorabili durante i tempi del Profeta.

È vero?

1400 anni fa è mooolto tempo prima del femminismo. Le donne erano chiuse in casa, nascoste da veli?

Beh, si è scoperto che la prima moglie del Profeta era quella che noi oggi definiamo “CEO” [2]. Lei era una mercante di successo la cui carovana eguagliava le carovane di tutti gli altri mercanti messi insieme. Essenzialmente, lei gestiva una compagnia import-export di successo. Quando ha assunto Muhammad come lavoratore, è rimasta così impressionata dalla sua onestà che gli ha proposto lei di sposarlo.

Non so quante donne si sentano a loro agio a chiedere ad un uomo di sposarle, oggi.

E la seconda moglie di Muhammmad? Nemmeno lei era una fannullona. È andata in battaglia sul dorso di un cammello, che equivale oggi a una donna che va in battaglia dentro una Humvee o un carroarmato.

E le altre donne?

Ricerche recenti mostrano che le donne chiedevano di prendere parte alla rivoluzione islamica attorno al Profeta. Una donna è diventata famosa come generale, quando ha guidato un’armata di uomini in battaglia scongiurando una ribellione.

Donne e uomini si avvicinavano liberamente e si scambiavano regali. Era tradizione per una donna di selezionare il suo stesso partner e proporre il matrimonio. E quando le cose non funzionavano? Si chiedeva il divorzio.

Le donne dibattevano anche a voce alta col Profeta stesso.

A me sembra che se i fondamentalisti volessero tornare all’anno 680 DC, potrebbe essere un grosso passo avanti. Un progresso!

Ma dobbiamo ancora rispondere a un’importante domanda.

Se non dalla storia islamica, se non dal Corano, com’è che noi, nell’era moderna, abbiamo associato la donna musulmana con l’hijab? Con l’essere separate dalla società, recluse e isolate dai più basilari diritti umani?

Spero che non vi sorprenda il fatto che tutto ciò non sia successo in via accidentale.

Durante i decenni passati, tra le persone che avevano l’importante compito di leggere e interpretare il Corano in una varietà di molte comunità musulmane, certi religiosi hanno inserito un certo significato in quei tre versetti sulle donne.

Per esempio quel versetto di cui vi ho parlato prima: “Oh, Profeta, dì alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne dei credenti di avvolgersi nelle loro vesti. Così è meglio, in modo che non possano essere riconosciute e molestate”.

Alcuni religiosi, non tutti, solo alcuni, hanno aggiunto qualche significato e così in certe traduzioni del Corano il versetto si legge così: “Oh, Profeta, dì alle tue mogli, alle tue figlie e alle donne dei credenti di usare i loro indumenti…”. Ed ecco la digressione: tali indumenti in questa traduzione si riferiscono a un velo che copre la testa intera e la faccia, il collo, il seno, giù fino alle caviglie e fino ai polsi; tutto nel corpo della donna è coperto tranne che per un occhio, perché lei deve vedere dove si trova. E le mani devono essere coperte da guanti, perché… certamente c’erano un sacco di guanti nel deserto dell’Arabia Saudita!
Il versetto continua con un sacco di blablabla, quando finisce la digressione ecco la fine del versetto “… in modo che non possano essere riconosciute e molestate”

E quello che questi sedicenti religiosi hanno concluso sulla base di questo tipo di inserzioni è che la donna ha un solo compito. Per capire quale sia questa funzione, tutto quello che dovete fare è leggere qualche fatwa, o regola legale che questi religiosi hanno portato avanti e rilasciato. Lasciate che vi offra un campione:

Una donna deve finire solo le scuole elementari, prima che si sposi”. Che la ferma alla veneranda età di cosa, 11 o 12 anni?

Una donna non può soddisfare i suoi obblighi spirituali verso Dio finché non ha soddisfatto i bisogni fisici di suo marito. Se la desidera mentre è seduta sul dorso di un cammello, lei dovrebbe sottomettersi”.

L’Islam ha proibito alla donna di indossare un reggiseno perché i reggiseni sollevano il seno e la fanno apparire più giovane e questa è chiaramente una mossa calcolatrice”.

E la mia preferita: “Se un uomo ha un’ulcera che rilascia pus, dalla sommità del capo alla pianta dei suoi piedi, e lei gliela lecca, comunque non arriverà a soddisfare il debito che gli deve”.

Queste e molte altre sentenze simili riguardanti le donne si riducono a questo: la migliore delle donne, la più onorevole tra loro, è diseducata, e così impotente da non molto diversa da una schiava. Così rimane a casa, senza lamentele, senza reggiseno, pronta e disponibile in ogni momento per soddisfare ogni suo desiderio, anche se si tratta di leccare il suo intero corpo. Soddisfarlo in qualunque momento la chiami, che sia a letto o dal dorso di un cammello.

A voi sembra il volere di Dio? Suona come una sacra scrittura?

O vi suona come uno strano e inquietante erotismo, il peggior tipo di fantasia misogina?

Questi sedicenti religiosi e i fondamentalisti e gli estremisti che li supportano stanno davvero purificando dall’interno l’Islam portandolo alla sua forma originale?

O questi uomini non sono diversi da quegli uomini che stavano nell’ombra, in periferia, pronti a molestare le donne?


[1] “When in Rome” è un detto. Il dizionario di Cambridge lo spiega così: “si riferisce a quando visiti un postoe ti adegui alle usanze delle persone del luogo”.

[2] CEO sta per amministratore delegato

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