No, le mestruazioni non invalidano né il digiuno né la preghiera – What the patriarchy?! – SLUM

Siamo veramente sicure che l’Islam proibisca alle persone che mestruano di digiunare o pregare? Davvero il digiuno di una persona col ciclo è invalido? Il ciclo è impuro?
Spoiler: no!

Abbiamo chiesto a Shehnaz, scholar (PhD Islamic studies) e blogger, il consenso per pubblicare la traduzione del suo video “Menstruation, Islam, and the Patriarchy: Some Concerns” dal suo canale “What the patriarchy?!“, progetto che si propone di smantellare completamente il patriarcato e in particolare le interpretazioni e gli approcci patriarcali all’Islam.

Lo pubblichiamo con particolare piacere, pensando che questa riflessione sul tema delle mestruazioni nell’Islam possa essere illuminante e particolarmente calzante in questo periodo di Ramadan.

Il glossario è in fondo all’articolo!


Ciao a tuttə, assalamualaykoum wa ramatullah wa barakatu, benvenutə. Benvenutə a What the Patriarchy?!, progetto che si propone di decostruire il patriarcato dalle sue radici. Grazie per ascoltarmi oggi. Sono Shehnaz e oggi parleremo di mestruazioni. Dalla prospettiva sunnita poiché non ho ancora approfondito quelle sciite, ma ho in programma di registrare più video sulle mestruazioni futuro perché è un argomento importante e rilevante, e amo parlarne.

Ho faticato un po’ per trovare un modo di affrontare questo argomento. Ci sono molti elementi da contemplare – e generalmente la discussione viene affrontata nei modi più sbagliati, proprio come vengono trattate le mestruazioni e le persone che mestruano, le più delle quali sono donne. Potremmo parlare a lungo di come la comunità musulmana, o gli spazi sacri, trattino le donne quando queste hanno il ciclo. Comunque, alla fine ho deciso che il punto di partenza debba essere il privilegio. ‘Privilegio’ è quando non devi pensare a qualcosa o all’impatto di qualcosa perché non ti tocca.

Andrò quindi a evidenziare la soggettività con cui le regole e le leggi circa le mestruazioni sono state create dalle persone che non hanno mai avuto le mestruazioni. Queste persone hanno/avevano il privilegio di poter discutere di ciclo autorevolmente senza pensare all’impatto delle regole che teorizzavano; regole che non le avrebbero influenzate in alcun modo, che non avrebbero condizionato la loro spiritualità, il loro rapporto con Allah, il loro rapporto con le moschee o altri spazi sacri, con la comunità e via dicendo. Alcuni sottotemi delle mestruazioni che tratteremo oggi molto brevemente, non ampiamente – questa è solo un’introduzione a tali sottotemi, in realtà – includono quanto segue: dibatterò la natura delle regole circa le mestruazioni ed evidenzierò il privilegio di coloro che hanno creato e sviluppato queste regole discutendo cinque diversi punti che sfidano il presupposto patriarcale per cui il sangue mestruale o post-partum sia impuro e che ci sia proibito (non si tratta di esenzione ma di divieto) pregare durante la durata del ciclo.

Cos’è una mestruazione nell’Islam, insomma?
Quale risposta danno di solito le persone quando chiediamo perché non possiamo pregare e digiunare durante il ciclo, sia a causa delle mestruazioni che del sangue postpartum?
Spoiler: le persone di solito ci dicono che tutto il sangue che esce dal nostro corpo è considerato impuro, ma non è vero. 

Parlerò anche di come queste idee sulle mestruazioni influenzino la nostra spiritualità e il nostro rapporto con Allah, con noi stessə e con la nostra fede, specialmente durante il Ramadan. E per quanto riguarda la gestione del sangue? Se scegliamo, ad esempio, di utilizzare una coppetta mestruale, possiamo pregare durante il ciclo mestruale poiché il sangue non lascia subito il nostro corpo?

Parlerò dell’urgenza di un nuovo fiqh delle mestruazioni. C’è bisogno di un nuovo fiqh (1), idealmente un fiqh femminista, certamente una revisione delle regole esistenti sulle mestruazioni.

E a proposito dell’Hajj (2)? Possiamo eseguire l’Hajj o l’Umrah (3) con le mestruazioni? La risposta patriarcale è che certo, sì, puoi ma puoi fare il tawaf, ovvero i sette giri intorno alla Ka’ba (4), solo quando non hai le mestruazioni, quando sei consideratə in uno stato di purezza. Fermiamoci e pensiamo a cosa significa questo per quellə di noi che hanno le mestruazioni. Vi dico subito che ci sono fatwa (5) di alcune persone, di scholar maschi sia del passato che dei nostri tempi odierni, uomini considerati studiosi molto autorevoli come Ibn Taymiyyah, per esempio, che sostengono che una donna con le mestruazioni possa fare tawaf senza alcun compromesso. 

E infine, da dove vengono queste regole sulle mestruazioni, certi dettagli tecnici? Non provengono dal Corano. Il Corano non ci proibisce di pregare e digiunare durante il ciclo. E sono difficilmente deducibili dagli hadith (6). Gli hadith usano un linguaggio diverso. Gli hadith suggeriscono qualcosa di più simile a un’esenzione, quindi capiamo perché la gente pensa che sia un’esenzione per non dover pregare quando abbiamo il ciclo, mentre il fiqh lo rende un divieto. Ma anche se certe regole vengono dagli hadith, ribadisco che gli hadith non sono sempre la fonte del fiqh e gli scholar storicamente non hanno avuto problemi e non hanno esitato a ignorare gli hadith in favore delle proprie preferenze e delle proprie opinioni personali.

Ancora uno spoiler alert:i dettagli sulle mestruazioni, su ciò che è puro e ciò che non lo è, ecc., non sono islamici, sono extra-islamici, e insisterò anche sul fatto che sono provenienti da culture non islamiche e attitudini che esistevano già all’epoca in cui si stava sviluppando il fiqh. Ricordiamo la nostra discussione dal libro di Leila Ahmed in un precedente episodio che abbiamo fatto su come le fonti non islamiche siano diventate parte dell’Islam scritto e testuale nel corso di diversi secoli al punto che non possiamo nemmeno più dire cosa sia islamico e cosa non lo sia, ciò che sia originariamente islamico, ciò che viene dal Corano, ciò che viene dalla Sunnah.


Due disclaimer

Voglio iniziare facendo due dichiarazioni di responsabilità: non sto suggerendo affatto, non l’ho mai suggerito e non lo rivendicherò mai, che le persone che hanno le mestruazioni dovrebbero essere obbligate a pregare e digiunare durante il ciclo. Capisco perfettamente e apprezzo il fatto che tante di noi traggano vantaggio da questa mancanza di obbligo dal pregare e digiunare durante il ciclo. Alcunə di noi soffrono così tanto che aggiungere un’altra responsabilità alla nostra vita sarebbe molto stressante.

Il mio secondo disclaimer è relativo al privilegio. Come vedete, continuo a sottolineare il fatto che il fiqh sulle mestruazioni sia stato creato da persone e elaborato da chi non ha mai avuto le mestruazioni. Quello che tengo a precisare è che a mio avviso non avere le mestruazioni non squalifica nessuno di default dal far parte di questa conversazione o dall’avere opinioni sulle mestruazioni. Ad esempio, se uno sa come funzionano le mestruazioni e le ha studiate abbastanza da fornire un’opinione da esperto, può contribuire con ogni mezzo a questa conversazione.

Rimane che il problema che esiste nel fiqh sulle mestruazioni è questo: abbiamo quasi esclusivamente le opinioni e le supposizioni delle persone che non hanno mai avuto le mestruazioni. Non erano studiosi delle mestruazioni; non erano esperti di mestruazioni; erano scholar dell’Islam! In quel caso, penso che la cosa giusta da fare sarebbe stata avvicinare le persone che avevano le mestruazioni in modo che loro, questi uomini, potessero capire quale sarebbe stato l’effettivo impatto delle regole che stavano creando sulle persone che avrebbero poi seguito tali regole.

La purezza del sangue

Perché non digiunare e pregare col ciclo? Il patriarcato ci dice che è perché tutti – in realtà la maggior parte – i fluidi corporei invalidano certi atti religiosi obbligatori come il digiuno e la preghiera. Questi fluidi includono lo sperma, qualsiasi fluido rilasciato durante l’orgasmo, urina, feci e sangue di qualsiasi tipo, incluso il sangue mestruale e postpartum. Generalmente, l’impurità rituale si verifica durante o dopo qualcosa come le mestruazioni, i rapporti sessuali, l’eiaculazione e il parto.

Il problema con questa risposta? Non so nemmeno da dove cominciare!

Voglio soffermarmi su due cose.

Innanzitutto, storicamente gli studiosi non si preoccupavano tanto della natura di purezza o non purezza del sangue, quanto più del timore che il sangue potesse fluire verso il basso dalla persona che aveva le mestruazioni e sporcare il luogo in cui stava pregando, in particolare la moschea. E a causa di questo, in realtà proibivano – no, alcuni di loro – alle donne o alle persone con le mestruazioni di entrare in moschea col ciclo in corso. Altri hanno avuto un po’ più di buon senso e decisero che solo le persone con un flusso mestruale molto molto abbondante non dovessero entrare in moschea. Ricordiamoci queste informazioni perché ci torneremo più tardi.

In secondo luogo, è bene dire che gli studiosi non hanno mai affermato che la persona che ha le mestruazioni sia impura. Invece, hanno detto che la persona che ha le mestruazioni è in uno stato di impurità. Queste sono due cose diverse, essere impurə rispetto a essere in uno stato di impurità.

Ultimamente ho pensato molto a come gli studiosi musulmani che hanno inventato tutte queste regole sulle mestruazioni e hanno sindacato su ciò che è puro e impuro abbiano carpito quello che sanno basicamente sulle mestruazioni e tutti quei dettagli tecnici delle mestruazioni che vedremo. Non hanno saputo o tratto niente dal Corano. Il Corano non dice mai che non possiamo pregare o digiunare durante il nostro ciclo. Leggendo il Corano, i versetti coranici su chi è esente dal digiuno, vediamo che l’esenzione include le persone che sono malate, e qualcuno ritiene che le mestruazioni siano una malattia. E non è del tutto vero: le mestruazioni non sono una malattia. Mestruare può essere molto doloroso, quindi puoi ammalarti durante le mestruazioni, ma anche se presumiamo che le mestruazioni siano una malattia, il versetto coranico non proibisce alle persone che sono malate di digiunare. I viaggiatori possono comunque digiunare, ad esempio, se pensano di potercela fare. Le persone malate generalmente possono digiunare se riescono a gestire la cosa, se la loro vita non dipende da questo. Semmai, il versetto del Corano in realtà dice esplicitamente che è meglio per noi digiunare volontariamente anche se siamo malati o in viaggio e così via, non richiedendolo ma anche decisamente non proibendolo.

È possibile però che le persone in passato pensassero in quel modo, che le mestruazioni fossero una malattia, perché non c’erano chissà quante conoscenze sulle mestruazioni in passato. Oggi abbiamo una conoscenza molto più avanzata. Il che mi porta a menzionare alcuni fondamentali sul ciclo. Le mestruazioni si verificano quando il rivestimento dell’utero, il grembo, comincia a versare perché l’utero è davvero, davvero arrabbiato per il fatto che un uovo non sia stato fecondato. O detto in modo più scientifico, un tessuto che esisteva per supportare una possibile gravidanza viene rilasciato perché ancora una volta l’ovulo non viene fecondato. L’uovo fecondato si attacca alla parete uterina ma poiché non avviene la fecondazione, l’utero abbatte il muro che aveva costruito per ricevere questo uovo, perché… l’utero si diverte così! Le mestruazioni durano un numero diverso di giorni a seconda della persona. Possono essere cinque giorni, che è la media; può essere di meno, può essere di più, ovviamente. Il ciclo può essere molto doloroso. 

Solo una nota a margine, a proposito: penso molto al fatto che troppe persone con le mestruazioni, che sono per lo più donne, devono prendere così tante pillole ogni mese che il flacone da cui stai prendendo quel farmaco ti avverte che alti dosaggi danno controindicazioni come malattie del fegato o altri tipi di problemi. In altre parole, è davvero poco sano assumere così tanti farmaci così frequentemente nel corso della vita. Tutto questo è legato al patriarcato e basta focalizzarsi un attimo per capire quale sia il problema. Il corpo sperimenta dei cambiamenti quando il sistema delle mestruazioni è in corso e possono manifestarsi ripercussioni emotive, fisiche e psicologiche. Queste condizioni variano da persona a persona. Questa condizione è chiamata in modo sprezzante sindrome premestruale dal patriarcato.

Ma torniamo a noi.

Ed ancora, cosa c’è di sbagliato nell’idea che il motivo per cui non possiamo pregare durante il ciclo sia la presunta natura di “impurità” del sangue mestruale e postpartum? Parecchio.

In primo luogo, sappiamo che per molte fonti lo sperma in realtà non è impuro. È un fluido corporeo che esce dai genitali, ma non è considerato impuro: e non ditemi che non c’è lo zampino del patriarcato! Il genere non dovrebbe essere rilevante quando decidiamo se qualcosa è buono o cattivo, o puro o impuro. Secondo certe logiche, se hai lo sperma sui vestiti, non sei obbligato togliere la macchia e puoi ancora pregare senza pulirti, senza lavarti perché non è impuro; so che non si tratta dell’equivalente del sangue mestruale ma ecco la questione: gli studiosi si preoccupavano del sangue mestruale che gocciolava e che quindi rendeva impuro il luogo di preghiera, ma lo sperma che cola nello stesso posto non era un problema perché non è considerato impuro. E questo è il privilegio di cui parlo. Trovo ridicolo il modo in cui questo viene presentato in letteratura. È come se, secondo le opinioni degli studiosi, lo sperma non fosse impuro… perché secondo l’opinione delle persone che producono sperma, il seme non è impuro (ma il sangue delle donne sì).

Secondo, non tutto il sangue è impuro. Non si ritiene che il sangue di una ferita invalidi la preghiera o il wudhu (7), o lo stato di purezza. Per dire, ci sono narrazioni sul Khalifah ‘Umar e Sahaba che li vedono pregare con una ferita da cui sgorga sangue senza sosta, letteralmente, e gli scholar hanno deciso che la ragione per cui andava bene era perché – e non scherzo – l’emorragia non si può fermare, se sanguini incessantemente e non hai il controllo su questa cosa, pregare va benissimo! E il motivo per cui pensavano che andasse bene era anche perché consideravano quel sangue proveniente da un luogo insolito. Perché la vagina non sia considerata un luogo insolito da cui sanguinare è qualcosa che va al di là della mia comprensione. Di nuovo, è tutto soggettivo: chi ha deciso che la vagina non sia un luogo insolito da cui sanguinare e il tuo naso sia invece un luogo totalmente insolito da cui sanguinare?! Non ha assolutamente senso. Cosa ci sta a significare? Perché stabilire regole simili?


Ci sono regole totalmente soggettive. Gli studiosi che avevano abbastanza autorità avrebbero anche avuto la legittimità di dichiarare il sangue mestruale totalmente puro sull’ovvia logica oggettiva che mestruare è essenziale per la sopravvivenza dell’umanità, è ricorrente, non è sotto il controllo di nessuno, e oh mio Dio, come cavolo è possibile che non sia un posto insolito da cui sanguinare? 

Oh, una cosa interessante, a proposito: sul sangue mestruale, la tradizione ci dice che il sangue mestruale è di colore scuro, ha una consistenza densa e un odore sgradevole. L’odore, tuttavia, dipende da come lo gestisci, quindi se usi una coppetta mestruale, che consiglio vivamente, allora non ha alcun odore perché il sangue non è mai esposto all’aria finché non togli la coppetta e la svuoti. Ma approfondiremo la questione più avanti.

Il sangue e la pratica religiosa

Inoltre, queste regole sono così soggettive che affermano addirittura che non sia permesso pregare e digiunare fino al settimo giorno del ciclo. Questa era l’opinione di alcuni studiosi. Se le mestruazioni si protraggono più a lungo, allora sei improvvisamente obbligata a fare un ghusl (8), pregare e digiunare come al solito. E dovresti eseguire il tuo wudhu per ogni preghiera. Cosa diavolo è cambiato? È lo stesso fluido! E perché 7 giorni? Alcune persone dicono che “oh sono sette giorni perché se il tuo periodo va avanti così a lungo o più di sette giorni, non è una vera mestruazione”. Ok, ma non ci hanno proibito di pregare e digiunare durante il ciclo a causa del ciclo, a causa del sangue mestruale, piuttosto ci proibiscono di pregare perché sono fluidi corporei che escono dalle nostre “aree private” e sì, la tradizione fa distinzione tra i diversi tipi di sangue vaginale.

C’è l’istihada, ad esempio, che gli studiosi maschi hanno stabilito che sia sangue irregolare rispetto allo haidh, che è il sangue mestruale “normale”. Ergo, l’idea è che ci siano mestruazioni regolari e poi ci siano mestruazioni irregolari. Quando le mestruazioni durano più di un certo numero di giorni non è una mestruazione legittima. Quindi sì, riconosco che il fiqh fa una distinzione tra diversi tipi di sangue vaginale – ma è quel tecnicismo che mi interessa perché mette in evidenza la soggettività dello sguardo degli scholar. Mi chiedo perché un tipo di sangue venga trattato in un modo e un altro tipo venga visto in un altro, perché ci venga impedito di pregare a seconda del tipo di sangue, perché siamo obbligate a pregare di nuovo come al solito quando un diverso tipo di sangue esce dallo stesso identico punto di sempre.

Ma ecco una cosa interessante, ragazzə: c’è un hadith in Bukhari narrato da Aisha in cui lei dice che una delle mogli del messaggero di Allah (sallallahu alaihi wa sallam) si è unita a lui nell’ i’tikaf (9) e notando sangue e secrezioni giallastre uscire dalla sua vagina appose semplicemente un piatto sotto di lei durante la sua preghiera. Non rinnovò il suo wudhu per continuare questa adorazione, l’i’tikaf. Lascio a voi giudicare cosa potrebbe significare e in che modo questa narrazione sfidi così tanto di ciò che sappiamo sulle mestruazioni e sulla preghiera.

Quarto, bisogna però osservare che non tutte le cose che escono dal corpo invalidano il ghusl o il wudhu. Il vomito ad esempio non lo fa, o almeno secondo molti studiosi! È discutibile, è soggettivo, non esiste alcuna ragione logica per dire questo, proprio come non esiste alcuna ragione logica per supporre che il sangue mestruale sia impuro. Tuttavia la questione del vomito è interessante perché alcuni hadith ci dicono che il Profeta (sallAllahu alaihi wa sallam) non ha rinnovato la sua abluzione dopo aver vomitato, ma poi altri hadith ci dicono che l’ha fatto. L’incoerenza degli hadith è sempre un fattore interessante.

Quinto e questo è il mio preferito: il fiqh dice che quando abbiamo il ciclo non possiamo eseguire il tawaf durante l’Hajj. L’obbligo viene da un hadith riportato da Aisha in cui il Profeta (sallAllahu alaihi wa salaam) le dice che, in un momento in cui lei era irritata dall’arrivo delle mestruazioni durante l’Hajj, avrebbe dovuto poter far tutto tranne il tawaf. Anche qui il linguaggio degli hadith si riferisce all’esenzione, non al divieto. L’hadith e il fiqh ci dicono che dobbiamo rimanere alla Mecca se abbiamo il ciclo mestruale e rimandare il nostro tawaf per quando avremo terminato il ghusl e raggiunto uno stato di purificazione e la fuoriuscita di sangue sarà sostanzialmente terminata.

Ora, pensando al contesto delle persone che vivono alla Mecca o nei pressi, ha perfettamente senso, specialmente per il settimo secolo quando, beh, le regole su dove puoi stare, per quanto tempo (eccetera) non erano complicate come al giorno d’oggi. Di questi tempi partire per Hajj o Umrah è una questione politica difficile. Abbiamo dei confini, i visti sono necessari per giustificare il nostro soggiorno e così via. A quanto pare la situazione è così grave che almeno alcune opinioni insistono sul fatto che sia un peccato eseguire il tawaf con le mestruazioni; altre opinioni dicono che se hai un tempo limitato puoi andare avanti e fare tawaf ma devi fare un sacrificio serio come sacrificare una capra o una pecora o un cammello, idealmente, o qualcosa del genere come se avessi molti soldi e dovessi pare. Ma per essere onestə, questo sacrificio, questa espiazione non è giudicata come obbligatoria da tutti gli studiosi.

È seriamente inquietante, tuttavia, che queste persone che stanno stabilendo queste regole per noi non vogliano riconoscere cosa significhino per le donne. Fortunatamente abbiamo studiosi sia nel passato che nel presente che ci permettono di eseguire l’Hajj e l’Umrah col ciclo e fare il tawaf senza alcuna restrizione, divieto o condizione come “devi sacrificare un vacca in espiazione”. La logica che usano questi studiosi è precisamente: non possiamo semplicemente partire per l’Umrah o l’Hajj ogni volta che ne abbiamo voglia. Ci sono regole e restrizioni e non possiamo semplicemente decidere di posticipare il nostro viaggio per qualsiasi evenienza e per quanto tempo vogliamo. Anche l’Hajj o l’Umrah sono letteralmente un’opportunità irripetibili, di quelli che si fanno una volta sola nella vita – almeno per la maggior parte di noi!

Tra gli studiosi che permettono alle donne di eseguire il tawaf avendo le mestruazioni c’è qualcuno che molti di noi non si immaginano: Ibn Taymiyyah, lo studioso del 13° secolo noto per essere estremamente conservatore e considerato da alcuni il padre del wahhabismo. Comunque, siamo d’accordo sul dire che ci è permesso fare tawaf con il ciclo, o almeno secondo il punto di vista di vari scholar. Sapete qual è il fatto? Abbiamo realizzato quanto potere abbiano queste persone? Persone che non hanno mai avuto le mestruazioni, che non hanno mai perso sangue dalla vagina, si arrogano il diritto di decidere quando il nostro ciclo è legittimo e quando non lo è, quando è accettabile per fare i nostri rituali e quando non lo è. 

Ah, altra nota a margine – e questo è davvero importante – non so quanta ricerca abbiano fatto sulle mestruazioni per sapere esattamente come funzionano o come appare il sangue e tutto il resto – ma ho le mie ipotesi. E’ importante sottolineare che queste persone potrebbero anche tranquillamente emettere una fatwa dicendo che almeno durante il Ramadan, che è un mese che arriva solo una volta all’anno, il più benedetto e forse l’ultimo di alcune fedeli, le mestruazioni non invalidino la tua preghiera o il tuo digiuno, e dare la possibilità, se le persone lo desiderano e se possono permettersi di farlo dal punto di vista della salute eccetera, di pregare e digiunare col ciclo, nonché dichiarare che ci sia esenzione ma non divieto di pregare e digiunare quando si hanno le mestruazioni. Proprio come hanno deciso che il nostro tawaf durante l’Hajj è completamente valido quando abbiamo le mestruazioni. È così facile, così semplice. Ed è anche per questo che è tutta una questione di potere.

Divieti, esenzioni & coppette

Ma supponiamo che il sangue mestruale sia davvero impuro e possa invalidare il nostro digiuno e la nostra preghiera: se lo gestiamo in un modo per cui il sangue rimanga dentro di noi? Con un assorbente interno o una coppetta mestruale, cosa che di nuovo raccomando caldamente – le coppette mestruali secondo me sono la migliore invenzione di sempre! – possiamo cambiarci un paio di volte al giorno. Il tampone e la coppetta vanno in vagina: la coppetta mestruale raccoglie il sangue e può rimanere dentro di te per ben otto ore circa; un assorbente interno invece di raccogliere il sangue, lo assorbe.

In questo caso il sangue rimane nel corpo come fa qualsiasi fluido corporeo, come l’urina ad esempio, e va benissimo finché è dentro di te ma diventa impuro solo una volta espulso dal corpo. Tutti questi fluidi corporei impuri diventano impuri solo dopo aver lasciato il corpo.

Un’altra domanda che possiamo porci è: possiamo pregare se stiamo usando una coppetta mestruale perché il sangue non esce dal nostro corpo se non un paio di volte, ogni poche ore quando la togliamo e gettiamo via il sangue? Di nuovo, ovviamente, ricordiamo che le mestruazioni erano gestite in modo molto diverso in passato, in contemporanea alla elaborazione del fiqh per come lo leggiamo oggi. Dobbiamo assolutamente ripensare le nostre idee sulle mestruazioni – e tutte queste regole sulle mestruazioni.

Oh, e quasi dimenticavo! Riguardo i tamponi, ci sono letteralmente studiosi maschi là fuori che dicono che gli assorbenti interni sono proibiti perché sono simili alla masturbazione e provocano piacere. Beh, se che pensano che il piacere sia haram mi dispiaccio per le loro mogli. E questo, amatissimə, è un altro motivo per cui non dovreste ascoltare persone che non hanno mai avuto le mestruazioni ma ne scrivono “autorevolmente”. 

Puntualizziamo anche che non tuttə hanno modo di gestire il proprio ciclo in modo sano e sicuro. Non voglio escludere nessuno da questa conversazione. Parlare dell’invenzione degli assorbenti interni e della coppetta mestruale è solo uno strato di questa discussione e solo una delle ragioni per cui le regole storiche sulle mestruazioni appaiono imperfette e non hanno intrinsecamente senso.

Voglio tornare sull’idea per cui preferiamo pensare che non digiunare o pregare quando abbiamo il ciclo sia un’esenzione, non un divieto. Perché le persone pensano che sia un’esenzione? Perché il linguaggio del proibizionismo è estremamente disumanizzante e oggettificante e nessuno vuole sentirsi come se Dio ci odiasse e ci pensasse come macchine inquinanti ambulanti quando si tratta di qualcosa di così naturale e necessario – e che gli hadith riconoscono come qualcosa di reale e non sotto il nostro controllo. Il linguaggio dell’esenzione tuttavia fa acqua da tutte le parti, perché c’è una grossa serie di altre forti restrizioni che riguardano i nostri corpi, non solo circa la questione del digiuno e della preghiera.

Alcuni credono addirittura che non siamo nemmeno autorizzate a leggere il Corano, toccare il Corano o persino ascoltare una recitazione del Corano. E ovviamente a volte capita che siano le stesse persone che insistono sul fatto che possiamo ancora fare dhikr (10) se vogliamo continuare ad adorare Dio col ciclo in corso. Questo nonostante il fatto, tra l’altro, che ci sia un hadith in cui Aisha dice che il Profeta (sallahu alaihi wa sallam) era solito sdraiarsi sulle sue ginocchia e recitare il Corano anche mentre lei aveva il ciclo, il che significa che una persona con le mestruazioni stesse ascoltando la recitazione del Corano.

E poi ci sono musulmani che credono che non ci sia nemmeno permesso di andare alla moschea quando mestruiamo e che non solo potremmo invalidare anche la nostra preghiera ma, qualora pregassimo consapevolmente in una congregazione durante il nostro periodo di mestruazione, allora invalideremmo la preghiera di tutti in quella congregazione. Che fardello! 

Come diamine possiamo concepire questa cosa come un’esenzione e non come un divieto? Questo linguaggio è terribile, oggettificante e disumanizzante.

Se fosse semplicemente un’esenzione, nessuno sarebbe inorridito nell’apprendere che alcune di noi scelgono di digiunare e pregare durante il ciclo. Ma lo dici a qualcuno e la reazione è di disgusto, orrore e shock, tipo “come ti permetti di avvicinarti ad Allah mentre stai sanguinando?”. E, naturalmente, tirerà fuori un hadith molto famoso ma controverso e assolutamente falso per cui ci sono più donne all’inferno perché siamo spiritualmente inferiori agli uomini, o spiritualmente deficienti e intellettualmente deficienti – “naaqasat ‘aql wa deen”! – perché non digiuniamo e preghiamo quando abbiamo le mestruazioni. Si rincorre la coda, non ha senso. Della serie: “non ti è permesso pregare e digiunare durante il ciclo. Visto che non digiuni e preghi durante il ciclo perché te lo abbiamo proibito, sei spiritualmente più debole degli uomini, delle persone che non hanno queste restrizioni”.

Ma per essere onesti, vari scholar hanno riconosciuto che non avesse senso e non hanno ritenuto le donne responsabili del divieto. Come ho già detto prima, gli studiosi avevano e hanno la capacità, la legittimità divina di emettere una fatwa che consenta alle persone che hanno le mestruazioni di digiunare durante il Ramadan, se riescono a gestirlo, quindi senza dover fare miracoli o magari perdere in questa benedetta opportunità.

Avere le mestruazioni durante Ramadan è particolarmente difficile, e negli ultimi 10 giorni? Faticosissimo. Talvolta ci perdiamo tante cose che potremmo fare perché c’è ancora molto stigma e ci sono tutti questi divieti e restrizioni su ciò che possiamo e non possiamo fare, su come possiamo e non possiamo adorare Dio. Il controllo sulla nostra adorazione diventa veramente tragico quando entrano in gioco le mestruazioni. 

Recuperare i digiuni

Inoltre, immaginiamo come sia – e alcunə di noi non hanno bisogno di immaginarlo perché lo sperimentano – dover interrompere la tua adorazione nel più sacro di tutti i mesi per via del ciclo, un mese in cui ogni singolo atto buono e atto obbligatorio che fai è moltiplicato per migliaia. Sì, certo, possiamo eseguire il dhikr e esercitare il culto in altri modi, ma non è questo il punto. E alcuni studiosi maschi, tra l’altro, hanno evidentemente familiarità con questa lotta delle mestruazioni, perché ci sono letteralmente fatwa online che ci permetterebbero di assumere farmaci e ormoni per ritardare il ciclo in modo da non perdere le meravigliose opportunità di Ramadan!

Ora parliamo un po’ di come recuperare questi digiuni, le preghiere che ci mancano durante il ciclo non devono essere recuperate, ma i digiuni sì. Ci chiediamo se recuperare successivamente i giorni di digiuno persi durante Ramadan comporti la stessa ricompensa che segue il digiuno durante il mese sacro. Quando digiuni durante il Ramadan, non stai solo digiunando; stai facendo un sacco di altre cose meravigliose, forse stai facendo beneficenza, stai leggendo il Corano più frequentemente e così via. Per tutte queste altre buone azioni che compiamo mentre recuperiamo i digiuni che avremmo fatto durante il digiuno nel Ramadan riceveremo le stesse benedizioni? Avremo la stessa ricompensa? Sono moltiplicate per migliaia nello stesso modo in cui lo sono durante il Ramadan?

Qualunque sia la risposta, dobbiamo chiederci: come lo sappiamo? Dovremmo affidarci all’immaginazione umana e al desiderio umano.

Perché non chiediamo chi ha creato queste regole, questi dettagli tecnici delle regole sulle mestruazioni, quali sono le fonti di queste regole? Perché non sono sul Corano come continuo a dire e queste regole specifiche, certi tecnicismi non sono nemmeno negli hadith e quando lo sono, ci sono versioni multiple, contraddittorie e incoerenti. 

Fortunatamente il linguaggio delle sentenze fiqh su un certo argomento non assomiglia al linguaggio degli hadith. Ma ammesso e non concesso che il Profeta stesso abbia detto che ci sia una proibizione – non un’esenzione – voglio che sia chiara una cosa. Gli hadith non sono sempre una fonte di fiqh. Gli hadith vengono spesso ignorati dai fuqaha’ (1) per via delle loro opinioni e preferenze personali.

Tipo? Controlla le leggi sul divorzio iniziato dalle donne nei versi fiqh e negli hadith. Gli hadith ci dicono una cosa e il fiqh ci offre un’immagine completamente diversa. Per la preghiera guidata da donne accade la stessa cosa. Gli hadith indicano una cosa, ma gli uomini del fiqh dicono “oh, sì, beh so che c’è un hadith in cui una donna guidava almeno altre donne in preghiera ma non mi piace che le donne guidino le preghiere, ma pure le donne stesse non mi piacciono, e quindi lo proibirò”. Parleremo di questo argomento un’altra volta, adesso quello che preme è dimostrare che gli scholar non hanno sempre operato aderendo agli hadith per produrre delle regole, il che vuol dire che i fuqaha’ hanno sempre avuto e continuano a mantenere l’autorità, la legittimità, il potere di sindacare e emettere regole che non si allineano per forza con gli hadith. Chiediamoci perché non usano questo potere per fare del bene. 

E voglio concludere con la domanda di prima sul come questi uomini se ne vengano fuori con certe regole. C’è una risposta a questo quesito: sicuramente non attingono dal Corano e certo in parecchi casi neanche dagli hadith; per cui, le fonti del fiqh sulle mestruazioni non sono islamiche. Certi concetti vengono fuori da altre fonti, come quelle ebraiche, zoroastriane, cristiane, greche, d’altra parte c’erano altre leggi culturali e religiose al tempo in cui il fiqh fu scritto e valorizzato, quindi parliamo di secoli, no? Ne abbiamo parlato in un altro episodio. Non tutti sanno che nelle leggi cristiane e zoroastriane le donne sono considerate impure per 40 giorni dopo il parto. Ed è qualcosa in cui credono ancora molti musulmani. Potete leggere qualcosa in più circa il background di queste leggi e certi concetti e attitudini circa le persone che mestruano o le mestruazioni in generale in un libro di Marion Katz chiamato “Body of Text: The Emergence of the Sunni Law of Ritual Purity”. Farò un episodio separato riguardo questo libro un’altra volta. E citiamo anche l’argomentazione dal libro di Leila Ahmed sul come le fonti non islamiche siano divenute parte dell’Islam testuale nel corso di vari secoli, fino a che è diventato indistinguibile l’islamico dal non islamico, finché non siamo più riuscite a capire cosa sia autentico e cosa no, cosa sia culturale e cosa no, eccetera. Fermiamoci qui, ma ci tornerò sopra.

Grazie per l’attenzione, salaam!

Glossario

1. Fiqh: Giurisprudenza islamica. L’insieme delle leggi elaborate dai giuristi al fine di applicare a ogni situazione i principî e le norme della shari‘a. Per quanto i due termini siano spesso confusi, la shari‘a si riferisce all’insieme dei principi e delle norme stabiliti da Dio, mentre con fiqh si intende l’interpretazione umana di tali norme. L’esperto in giurisprudenza islamica è detto faqīh (pl. fuqahā).

2. Hajj: Pellegrinaggio alla Mecca, uno dei cinque pilastri dell’Islam. Ogni musulmano fisicamente ed economicamente in grado è obbligato a svolgerlo almeno una volta nella vita. Si svolge durante l’ultimo mese del calendario islamico, Dhu’l-Hijjah, e richiede alcuni rituali e purificazioni.

3. Umrah: Simile all’Hajj, Umrah è un tipo di pellegrinaggio che può essere fatto in qualsiasi momento dell’anno, con meno condizioni e meno tempo, e ritenuto facoltativo in quanto non un pilastro dell’Islam.

4. Kab’a: è la costruzione cubica al centro della Mecca e all’interno della Sacra Moschea, un luogo sacro per i musulmani che, in qualunque zona del mondo siano, pregano nella sua direzione e compiono il tawaf attorno ad essa.

5. Fatwa: Opinione legale espressa da un esperto autorevole (mufti) in risposta a una domanda posta da un singolo individuo o da un’istituzione.

6. Hadith: Letteralmente ‘racconto’, viene usato in riferimento ad aneddoti relativi a detti o fatti del Profeta Muhammad, trasmessi oralmente dai suoi contemporanei alle generazioni successive, e messi per iscritto in forma definitiva nel corso del terzo secolo della storia islamica. Ciascun hadīth è composto da due parti: l’isnād, la catena di trasmettitori, e il matn, il contenuto vero e proprio del testo. In ambito sunnita esistono sei raccolte canoniche di hadith, in ambito sciita quattro; l’autenticità dei hadīth è tuttavia oggetto di un acceso dibattito all’interno degli studi islamici contemporanei.

7. Wudhu: si tratta dell’abluzione rituale che i musulmani fanno prima di ogni preghiera, chiamata anche “abluzione parziale” perché comparata al ghusl. Durante questo procedimento, sequenza per sequenza si bagnano complessivamente il viso, gli avanbracci e i piedi.

8. Ghusl: purificazione rituale che i musulmani compiono prima della preghiera ma solo dopo aver avuto un’interazione sessuale o dopo il termine del ciclo mestruale. Chiamata anche “abluzione completa” e bagna complessivamente tutto il corpo.

9. I’tikaf: è un periodo di isolamento in moschea dedicato all’adorazione di Dio e alla preghiera. Avviene negli ultimi 10 giorni di Ramadan, ma può essere ovviamente ripetuta in qualsiasi momento dell’anno e per qualsiasi durata.

10. Dhikr: Letteralmente “menzione” del nome di Dio, è un esercizio spirituale utilizzato nelle confraternite sufi che consiste nella ripetizione costante e ritmata dei nomi di Dio o della formula La ilāha illā Allāh (Non c’è dio all’infuori di Dio).

Alcune spiegazioni vengono da questo articolo

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