La festa del sacrificio, l’Eid El Adha, cosa dice l’Islam a proposito? – Tahar Lamri – SLUM

Con il consenso dell’autore Tahar Lamri, che ringraziamo molto, pubblichiamo l’articolo sulla “Festa del sacrificio” originariamente postato sul blog tlamri.blogspot.com il 14 settembre 2016

Pubblichiamo in largo anticipo questo prezioso pezzo circa Eid El Adha per allacciarci alla considerazione personale della professoressa Shehnaz Zindabad nell’articolo sul Ramadan che abbiamo tradotto ultimamente («[…] Il secondo arriva più o meno due mesi e dieci giorni dopo il primo ed è chiamato Eid al-Adha, letteralmente l’ “Eid del sacrificio”, che mi ricorda con tristezza che la maggior parte delle persone musulmane lo prenda letteralmente sacrificando un animale. Alcun3 musulman3 non lo prendono alla lettera, tuttavia, e interpretano l’aspetto del sacrificio come più metaforico […]»

Ci sono molte nuove prospettive sui concetti di celebrazione e di sacrificio o generale consumo dell’animale non umano all’interno dei contesti musulmani, speriamo di introdurne progressivamente alcune.

Buona lettura!


Lunedì 12 settembre scorso, corrispondente al 10 del mese dhul-hijja del calendario musulmano, si è celebrata la festa dell’Aid el-adha عيد الاضحى, letteralmente “Festa del sacrificio”. In quel giorno, come ogni anno, i musulmani nei vari paesi e continenti, hanno sgozzato più di duecento milioni di animali fra montoni, capre e cammelli. Soprattutto montoni piazzandosi con con largo vantaggio davanti ai cinquanta milioni di tacchini che gli americani ammazzano durante la festa del Thanksgiving che si celebra il quarto giovedì del mese di novembre di ogni anno.

L’Aid el-adha è chiamato l’Aid el-kebir العيد الكبير “la grande festa” in Marocco, Tunisia, Algeria, Libia, Libano, Palestina, Giordania e Egitto. In Bahrein invece si chiama Aid Hejaj e in Iran Aid qurban. In Turchia Kurban Bayramı e nei Balcani Kurban Bajram. In Indonesia Lebaran Haji e in Etiopia Arefa.

In Senegal, Gambia, Guinea, Mali, Costa d’Avorio, Benin, Burkina Faso, Togo, Niger, Camerun e Nigeria, questa festa è chiamata Tabaski o Tobaski, dalla parola amzigh (berbera) Tafaska – o Tafska -, parola che deriva a sua volta dall’ebraico Pesah (פסח), – Faska con il prefisso “ta” berbero -. La stessa parola ebraica è all’origine della parola Pasqua in italiano.

In questo giorno i musulmani commemorano la forza della fede di Ibrahim (Abramo) che accettò l’ordine divino di immolare il proprio figlio Ismaele (Isacco per gli ebrei) riscattato quando l’arcangelo Gabriele gli offrì un ariete da sacrificare al posto del suo figliolo.

Ogni anno quindi molte famiglie si svenano, si indebitano per l’acquisto del montone da sacrificare e i paesi musulmani importano milioni di capi di bestiame pagandoli con preziosa valuta estera per soddisfare questa esigenza.

L’unico capo di stato musulmano che ha “osato” sospendere, almeno temporaneamente, questa pratica è stato l’ex re del Marocco Hassan II e per ben tre volte: nel 1963, nel 1981 e nel 1996, anni di grande siccità e di difficoltà economiche in Marocco.

Questa che sembra un obbligo religioso, in realtà non lo è. La tradizione del Profeta (la Sunna) e dei suoi compagni indica proprio il contrario e cioè una graduale abolizione di tale rito.

l’Islam si manifesta nel VII secolo alla Mecca, una città dello Hejaz nell’attuale Arabia Saudita, in una società che accordava una notevole importanza ai riti del sacrificio. Molti di questi sacrifici vengono denunciati dal Corano:

مَا جَعَلَ اللَّـهُ مِن بَحِيرَةٍ وَلَا سَائِبَةٍ وَلَا وَصِيلَةٍ وَلَا حَامٍ وَلَـكِنَّ الَّذِينَ كَفَرُوا يَفْتَرُونَ عَلَى اللَّـهِ الْكَذِبَ وَأَكْثَرُهُمْ لَا يَعْقِلُونَ

“Allah non ha consacrato né “bahira”, né “saiba”, né “wasila”, né “hami”. I miscredenti inventano menzogne contro Allah, e la maggior parte di loro non ragiona.” (Corano 5, 103) (1)


لَنْ يَنَالَ اللَّهَ لُحُومُهَا وَلَا دِمَاؤُهَا وَلَٰكِنْ يَنَالُهُ التَّقْوَىٰ مِنْكُمْ ۚ كَذَٰلِكَ سَخَّرَهَا لَكُمْ لِتُكَبِّرُوا اللَّهَ عَلَىٰ مَا هَدَاكُمْ ۗ وَبَشِّرِ الْمُحْسِنِينَ

“Le loro carni e il loro sangue non giungono ad Allah, vi giunge invece il vostro timor [di Lui]. Così ve le ha assoggettate, affinché proclamiate la grandezza di Allah Che vi ha guidato. Danne la lieta novella a coloro che operano il bene.” (Corano 22, 37)

L’Islam infatti ha abolito varie abitudini sacrificali ma ha mantenuto soltanto quella del sacrificio che coincide con il giorno 10 del mese di dul-hijja, cioè l’Aid al-adha, legandola strettamente al pellegrinaggio alla Mecca (hajj الحج). Prima dell’Islam, l’abitudine era di sacrificare animali agli dei come a Beit Al-Uzza (Casa di Iside), Bayt Al-Lat (casa della dea Lat, Afrodite secondo Erodoto) oppure presso la Kaaba di Dhi Shara, una delle varie costruzioni simili alla Kaaba sita alla Mecca allora sparse ovunque in Arabia. Gli animali sacrificali non si mangiavano ma si lasciavano ai cani randagi e alle belve. Il Corano invece, dopo aver ridotto questi sacrifici a un unico rito, ha autorizzato i musulmani a cibarsi delle carni così ottenute e soprattutto di farne dono ai poveri e ai viandanti.

L’Islam dopo aver messo ordine in questi riti del sacrificio, si è avviato alla graduale abolizione della pratica stessa. Così, nell’autorevole Tafsir (esegesi), Volume IV, di Ibn Kathir (1301-1373) leggiamo: “Secondo Ali ibn Al Hussein ibn Abi Rafi’, il Profeta Mohamed ha scarificato due grossi montoni con le corna. Dopo la predica e la preghiera, ha sgozzato con le sue mani il primo dicendo: “Dio accetta questa offerta da me per tutta la mia umma (comunità musulmana), per chi crede nella tua unicità e crede che io sia il tuo messaggero” poi sgozzava il secondo montone dicendo: “questo è per me e per la mia famiglia” e lo distribuiva ai poveri mangiadone anche lui e la sua famiglia” Versione di Ahmed e Ibn Maja. Ibn Kathir prosegue dicendo: “Il Profeta Mohamed pratica il sacrificio per la umma musulmana e con questo gesto rende caduca per i musulmani questo rito”. (2)

In questo modo il Profeta Mohamed segue e chiude la sunna di Ibrahim (Abramo). Ed è ciò che troviamo nel libro “Subul Assalam” سبل السلام شرح بلوغ المرام, un libro chiave del fiqh (diritto musulmano), compilato da Al-Sanaani a commento del libro dell’imam Ibn Hajar Al-Asqalani (1372-1449) “Bulugh al maram min adillat al ahkam“بلوغ المرام من أدلة الأحكام : “in un hadith riportato da Bayhaqi da Ibn Abbas “Tre sono un obbligo per me e un atto volontario per voi”, fra questi tre il sacrificio dell’Aid el-adha. E altrove: “Il sacrificio (dell’aid el adha) è un obbligo per me ma non per voi”, e cioè che Mohamed è obbligato a seguire la sunna di Ibrahim ma non i musulmani. Seguendo questa sunna di Ibrahim, ne compie l’ultimo atto, la chiude e la abolisce (3)

Sempre in “Subul Assalam” si legge da Bayhaqi che cita Amro Ibn Al Ass, il quale dice che un uomo ha chiesto al Profeta Mohamed cosa poteva fare se non era in grado di sacrificare un animale e Mohamed risponde: “tagliati gli unghie, metti in ordine i tuoi baffi e depilati nelle parti intime, questo è il tuo sacrificio” (hadith riportato anche nei Sunan di Abu Dawoud) (4)

Gli stessi compagni del Profeta non sacrificavano animali. Nel già citato Tafsir di Ibn Kathir si legge: “Dice Abu Sarih: abitavo vicino a Abu Bakr e Omar, nessuno dei due ha mai sacrificato un animale per timore che siano imitati”, ciò è confermato anche in Subul Assalam: “riporta Al Bayhaqi che Abu Bakr e Omar non sacrificavano animali per timore di essere imitati”, così pure nel libro “Al Itissam” كتاب الاعتصام di Shatibi (… – 1388): “I compagni del Profeta non sacrificavano animali”. (5)

Nel libro “Bidayat Al Mujtahid wa nihayat al muqtasid” بداية المجتهد ونهاية المقتصد del filosofo Ibn Roshd (Averroè) (1126-1198) si legge: “Racconta Ikrima: Ibn Abbas mi dato due dirham per compargli un po’ di carne, dicendo: di’ a chiunque incontri che questo è l’animale sacrificale di Ibn Abbas” (6). La stessa storia è citata con piccole variazioni anche nel già citato “Subul Assalam” (7). Shatibi nel libro Al-I’tissam aggiunge: “Racconta Taqos, non c’era una casa colma di carne tutto l’anno come la casa di Ibn Abbas, tranne il giorno dell’Aid el adha” (8)

Nello stesso libro Shatibi riporta anche ciò che dice Abdallah ibn Massoud: “Sono fra i più agiati di voi ma non sacrifico nessun animale affinché non si pensi che sia un obbligo” (9)

Quelli che invece sostengono l’obbligatorietà di questo sacrificio dell’Aid, citano un hadith “chi ha i mezzi e non sacrifica un animale non deve avvicinarsi alla moschea” (من كان له سعة ولم يضح فلا يقربنّ مصلانا). Questo hadith, Ibn Kathir dice che è sospetto e che Ibn Hanbal l’ha rifiutato, mentre Abu Dawod e Nassai lo trovano assai debole e cioè fabbricato e non autentico.

Altri invece citano il versetto coranico “Esegui l’orazione per il tuo Signore e sacrifica!” (فصل لربك وانحر) “Sacrifica” così viene tradotta la parola araba “wa anhar” in lingua italiana sia nelle traduzioni cartacee che on line, ma la traduzione non è del tutto corretta. In tutti i libri di tafsir (esegesi), vengono fornite diverse significati della parola “anhar”, molto lontani da “sacrifica”, la più accreditata è “metti le braccia sul petto mentre fai la preghiera”. E quantunque fosse univoca e significasse “sacrifica”, non istituisce in ogni caso l’obbligatorietà del sacrificio ma indica soltanto un ordine fra i riti: fai la preghiera prima di sacrificare. D’altra parte, la radice “nahara”, da cui “anhar” non vuol dire sacrifica ma “sgozza” e quindi più che una pratica di culto, si tratta di una pratica comune. Infine non è “esegui l’orazione per il tuo signore e sacrifica” ma semplicemente “Prega Dio e [poi] macella l’animale” oppure “prega Dio con le mani giunte” (10)

In conclusione si può dire che il sacrificio dell’Aid Al Adha come è praticato oggi è contrario all’Islam. Sempre più allevatori senza scrupoli ricorrono agli ormoni e ai corticosteroidi per far ingrossare i montoni mettendo in serio pericolo la salute dei consumatori. La truffa è un reato molto grave per l’Islam ed è certamente meno grave non praticare questa usanza del sacrificio che fregare il prossimo. Altri invece acquistano il montone per far felici i bambini, alcuni, nei giorni precedenti l’Aid, organizzano combattimenti fra montoni pratica assolutamente condannata dall’Islam e molti, specie quest’anno che la festa dell’Aid coincide con il rientro scolastico, si indebitano fino al collo per non essere da meno dai vicini e così via. Il profeta Mohamed aveva detto che la carne dell’animale sacrificato non deve durare più di tre giorni. Tre giorni fuori frigo nella calura del deserto d’Arabia, significa che se si macella un animale, la carne è destinata ai poveri e ai viandanti e cioè incoraggiare l’economia del dono non distruggere l’economia domestica e nazionale e l’ambiente incoraggiando gli allevamenti intensivi oltre alla distruzione, come in Algeria, di due milioni di alberi trasformati abusivamente in carbonella durante l’aid el adha, come si legge in questo articolo (in arabo)

Note


(1) La bahira era la cammella che partoriva cinque piccoli e il quinto è femmina, le veniva fatto un taglio nell’orecchio e deventava vietata per le donne. Saiba è invece la cammella oggetto di un voto, in seguito alla guarigione di una malattia o al ritorno di un lungo viaggio, veniva marchiata e lasciata pascolare liberamente ma eera vietato berne il latte o da utilizzare come cavalcatura. Wasila, era un pecora o capra che partorisce per sei anni di fila femmine e il settimo anno un maschio, veniva consacrata agli dei e veitato alle donne di berne il latte. Il Hami infine è il maschio che feconda per dieci volte una femmina, viene consacrato agli dei.

(2) تفسير ابن كثير، الجزء الرابع، (عن على بن الحسين عن أبي رافع ان رسول الله صلى الله عليه وسلم كان إذا ضحى اشترى كبشين سمينين اقرنين املحين، فاذا صلى وخطب الناس اتى بأحدهما وهو قائم فى مصلاه فذبحه بنفسه بالمدية، ثم يقول: “اللهم هذا عن امتى جميعا، من شهد لك بالتوحيد، وشهد لى بالبلاغ” ثم يأتي بالآخر فيذبحه بنفسه ثم يقول: “هذا عن محمد وآل محمد” فيطعمهما جميعا للمساكين، ويأكل هو واهله منهما. رواه احمد، وابن ماجة..) ثم يمضى ابن كثير فيقول،: (وقد تقدم انه عليه السلام ضحى عن امته فأسقط ذلك وجوبها عنهم)

(3) ورد (سبل السلام): ( ولما اخرجه البيهقى ايضا من حديث ابن عباس قال: “ثلاث هن علي فرض ولكم تطوع” وعد منها الضحية.. وأخرجه أيضا عن طريق آخر بلفظ: “كتب علي النحر، ولم يكتب عليكم”

(4) (سبل السلام)، (و أخرج البيهقي من حديث عمرو بن العاص أنه صلى الله عليه وسلم قال لرجل سأله عن الضحية وأنه قد لايجدها، فقال: (قلّم اظافرك، وقص شاربك، واحلق عانتك، فذلك تمام أضحيتك عند الله عز وجل)!! رواه ايضا ابو داؤود فى سنن ابى داؤود الجزء الثالث،

(5) تفسير ابن كثير الجزء الرابع (وقال ابو سريحة “كنت جارا لأبي بكر وعمر وكانا لا يضحيان خشية ان يقتدي الناس بهما) وجاء فى “سبل السلام” الجزء الرابع : (وافعال الصحابة دالة على عدم الايجاب – ايجاب الضحية – فأخرج البيهقى عن أبى بكر وعمر رضي الله عنهما أنهما كانا لا يضحيان خشية ان يقتدى بهما) وجاء فى “الاعتصام” للشاطبى الجزء الثامن (وكان الصحابة رضى الله عنهم لا يضحون – يعنى انهم لا يلتزمون) وهكذا.. فلو لم تسقط الضحية عن الامة لكان الأصحاب، وعلى رأسهم الشيخان، اولى الناس بادائها.. وابو بكر وهو من عرف بتحري الاتباع، والتجافي عن الابتداع، وقد اورد عنه كتاب (الاعتصام) للشاطبى : (وعن ابي بكر الصديق رضى الله عنه انه قال: لست تاركا شيئا كان رسول الله عليه وسلم يعمل به الا عملت به، اني اخشى ان تركت شيئا من امره ان ازيغ)

(6) (قال عكرمة: بعثني ابن عباس بدرهمين أشتري بهما لحما، وقال: من لقيت فقل له هذه أضحية ابن عباس) “بداية المجتهد ونهاية المقتصد”، الجزء الأول

(7) (وأخرج عن أنه إذا حضر الأضحى أعطى مولى له درهمين فقال: اشتري بهما لحما، وأخبر الناس أنه ضحية ابن عباس، وروي أن بلالا ضحى بديك، ومثله روي عن أبي هريرة، والروايات عن الصحابة في هذا المعنى كثيرة..) “سبل السلام”، الجزء الرابع

(8) (وقال طاقوس: ما رأيت بيتا أكثر لحما وخبزا وعلما من بيت ابن عباس، يذبح وينحر كل يوم، ثم لا يذبح يوم العيد) “الاعتصام”

(9) (و قال ابن مسعود: اني لأترك أضحيتي، وإني لمن أيسركم، مخافة أن يظن الجيران أنها واجبة) الشاطبي في “الاعتصام”

(10) (والحديث الأول موقوف فلا حجة فيه والثاني ضعف بأبي رملة، قال الخطابي: انه مجهول، والآية محتملة فقد فسر قوله- وانحر- بوضع الكف على النحر في الصلاة، أخرجه ابن أبي حانم، وابن أبي شاهين في سننه، وابن مردويه، والبيهقي عن ابن عباس، وفيه روايات من الصحابة مثل ذلك، ولو سلم فهي دالة علي أن النحر بعد الصلاة فهي تعيين لوقته لا لوجوبه)

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